Contrordine, Melonellum fermo ai box: preferenze e Vannacci, maggioranza divisa. Altro che treni! (foto Ansa-Blitzquotidiano)
A chi gli chiedeva conto dei disagi ferroviari che avrebbero impedito ad alcuni parlamentari di arrivare a Roma per discutere e votare la legge elettorale, Salvini ha risposto: “Questa mi è nuova. Io arrivo, vado, prendo il treno anche domani”.
La scusa dei disagi ferroviari
Questa giunge nuova anche a chi osservi come sulla legge elettorale ci sia stato un ripensamento decisivo. Il seguito dell’esame della proposta di legge elettorale si terrà infatti nell’Aula della Camera dal 14 luglio.

È quanto emerso nel corso della capigruppo di Montecitorio. La riunione era stata convocata proprio sul timing del testo dopo che era approdato il 26 giugno in Aula per la discussione generale e fino ad ora era ipotizzato, in base al calendario d’Aula, che le votazioni entrassero nel vivo dalla prossima settimana.
“Rinviano perché sono divisi”
Prima la riforma correva in corsia di sorpasso, oggi è ferma ai box. Perchè? Abbiamo capito che con la scusa dei treni in ritardo e degli impegni delle opposizioni l’esecutivo sta prendendo tempo.
La verità è che sotto il peso dei veti incrociati, con l’incognita Vannacci e il rebus preferenze, la partita si incarta di nuovo nella maggioranza in un clima che si fa ogni giorno un po’ più teso.
“Rinviano perché sono divisi”, accusano dalle opposizioni mentre si avviano a nascere i primi comitati contro la riforma. Domani si costituirà quello promosso da Roberto Zaccaria che dopo la maratona oratoria (che ha visto in campo da Gustavo Zagrebelsky ad Articolo 21 ad esponenti della società civile) fa sapere che appena approvata la riforma farà ricorso alla Consulta.
Il nodo preferenze
Se ne parla, comunque, dopo l’estate visto che, con il nuovo timing, è praticamente escluso un via libera definitivo prima della pausa dei lavori parlamentari.
Per la maggioranza c’è, dunque, un po’ più di tempo per provare a trovare soluzioni soprattutto sul nodo preferenze. Al momento, nessuna delle soluzioni legislative messe sul piatto da FdI sembra aver fatto breccia negli alleati.
Due le proposte: il modello toscano (capolista bloccato e preferenze da esprimere a crocette con i nomi indicati sulla scheda) e quello belga (lista bloccata da accettare in toto o espressione della preferenza con una croce sul nome preferito tra quelli indicati).
Il fattore Vannacci
Il nodo preferenze si accompagna alle considerazioni legate alla nuova formazione di Vannacci. Una variabile difficile da pesare e che va contemperata, si ossrva comunque nel centrodestra, con la naturale spinta al voto utile.
A conti fatti senza un’alleanza con il generale, che al momento non appare alle viste, il rischio per il centrodestra con il Rosatellum (il sistema elettorale vigente) è quello di perdere in molti collegi e di ritrovarsi, se il centrosinistra davvero si confermasse unito, in uno scenario simile a quello attuale ma con gli schieramenti capovolti.
La riforma Bignami consentirebbe, invece, con il tetto dei 220 seggi di maggioranza alla Camera e 113 al Senato di limitare i danni (ma per l’appunto, la riforma è ferma ai box).
Difficile, ad ogni modo, fare ora delle previsioni anche guardando alla questione dei numeri per l’elezione del prossimo inquilino del Colle, tornata nel dibattito dopo le parole dei giorni scorsi di Meloni.
