Caso Ruby, la vigilia del Cavaliere

Pubblicato il 5 Aprile 2011 22:22 | Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2011 22:22

Roma – Una di quelle giornate in cui ti alzi con il piede sbagliato e capisci che nell'aria c'è qualcosa che non va. Deve essere stato questo il risveglio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, alle prese in questi giorni con tanti pensieri: dal cruccio relativo alle sue grane giudiziarie e ai relativi provvedimenti in Parlamento fino all'emergenza immigrazione passando per la guerra in Libia, le diatribe interne a maggioranza (e Pdl nello specifico) e l'allargamento della squadra di governo (strumento indispensabile per ripagare chi fino ad ora ha garantito la tenuta dell'esecutivo). I suoi collaboratori raccontano che la colazione al Cavaliere è andata di traverso quando stamane, ricevuta la rassegna stampa quotidiana, ha visto pubblicate sul Corriere della sera le intercettazioni di tre colloqui telefonici (Minetti, Polanco e Skorina), sprovvisti degli omissis che la prassi vorrebbe quando viene casualmente (o no) intercettato un parlamentare. "L'importante è che diverse persone testimonino che a noi aveva detto che aveva un'età diversa" e ancora "speriamo che non venga fuori un casino". Eccola la voce del Cavaliere intercettata, già il primo agosto del 2010, dagli investigatori della polizia che indagavano sul consigliere regionale del Pdl, Nicole Minetti, per induzione alla prostituzione. Dopo appena tre settimane dall'inizio degli interrogatori di Ruby, la minorenne marocchina per 13 volte ospite di Arcore, il premier viene infatti informato dalla presunta organizzatrice dei Bunga Bunga, che è in corso un'indagine. Ad avvertire la Minetti, come si comprende dalla telefonata, è stato il tesoriere del Pdl milanese, Luca Giuliante, che è anche avvocato di Lele Mora. Berlusconi, sembra tranquillo, ma quando la consigliera regionale gli dice che i pm hanno in mano delle foto, resta senza parole. Sul brogliaccio degli investigatori vengono infatti segnalati "5 secondi di silenzio". A cui segue un eloquente "Ho capito". La mattinata non è proseguita nel modo migliore, visto che a palazzo Grazioli si sono affacciati Luciano Sardelli e Domenico Scilipoti, due 'responsabili' che hanno trovato opportuno appalesarsi in via del Plebiscito prima che a Montecitorio si votasse sul conflitto d'attribuzione per il processo in cui il premier è imputato per concussione e prostituzione minorile. Qualcuno sostiene per battere cassa, loro assicurano di no, Scilipoti addirittura assicura di non esserci andato a palazzo Grazioli. Per fortuna che ad addolcire la giornata ci hanno pensato i Liberaldemocratici Italo Tanoni e Daniela Melchiorre che in mattinata sono passati a trovarlo a casa e poi nel pomeriggio hanno votato con la maggioranza per la sollevazione del conflitto di attribuzione. "Contro di me è in atto un vero brigatismo giudiziario", avrebbe detto Berlusconi, a quanto raccontano alcuni presenti, nel corso del pranzo-riunione con i capigruppo della maggioranza alla Camera, commentando la pubblicazione delle intercettazioni a suo carico contenute negli atti di accusa dei pm nel processo Ruby. "Ve lo ripeto ancora una volta, io non ho fatto nulla". Il processo non sarà fermato dalla decisione della Camera di sollevare il conflitto di attribuzione (314 a favore a 302 l'esito del voto dell'assemblea di Montecitorio) tra i poteri dello Stato, a meno che i giudici non accolgano una precisa istanza della difesa, oppure arrivi una pronuncia definitiva della Consulta che rimandi il caso al tribunale dei ministri. Nell'attesa di un prologo tecnico che con ogni probabilità farà slittare la prima vera udienza del processo all'ultimo martedì di maggio, il 31, lasciando così il pubblico probabilmente a bocca asciutta, il premier può comunque dormire sonni tranquilli sulle nuove intercettazioni, perché i pm fanno sapere che non utilizzeranno quel materiale nell'aula della prima Corte d'Assise d'Appello di Milano, la più grande del palazzo di giustizia, che domani dovrebbe essere gremita ma, almeno per questa prima udienza, senza telecamere e fotografi. Su questo punto la Procura Generale, per motivi di sicurezza, è stata irremovibile sebbene non è escluso che dalla prossima udienza l'occhio indiscreto dei media possa fare il suo ingresso in aula.