Come si vince una causa contro Google: il caso Think raccontato dal ceo Aaron Greenspan

Pubblicato il 11 giugno 2009 14:47 | Ultimo aggiornamento: 11 giugno 2009 14:47

Cosa succede quando un’azienda (di medie dimensioni) decide di aderire al programma Google AdSense e di fare affari con gli annunci online? Lo racconta direttamente il presidente e amministratore delegato della Think Computers Aaron Greenspan, in un articolo sul sito Huffington Post.

Il manager, autore di una rubrica sul noto aggregatore di blog fondato da Arianna Huffington (secondo l’Observer di Londra il blog più influente del mondo), è stato accusato di frode dal colosso della Silicon Valley da cui è iniziata una vera e propria odissea: questa è cominciata quando la sua Think Computers ha deciso di aderire al programma Google AdSense, dopo essere stato un semplice inserzionista pubblicitario (l’equivalente del sistema AdSense per che vuole promuovere il proprio prodotto si chiama AdWords).

Google AdSense è il programma del motore di ricerca americano leader nel settore che permette a un editore (anche il singolo blogger) di monetizzare il traffico del suo sito tramite la pubblicità. Il contenuto degli annunci (si riconoscono dalla scritta “Annunci Google”) è di solito legato al tema della pagina: il meccanismo prevede che ogni volta che gli utenti cliccano uno dei link l’utente riceverà parte di una cifra che Google aveva pattuito in precedenza con l’investitore pubblicitario.

Ad oggi il modo più efficace per pubblicizzarsi nella rete, velocemente e in maniera molto semplice. Non senza controindicazioni però, come spiega Greenspan nel suo racconto. Il manager è stato accusato dal monopolista del web dopo che con un semplice clic, Google aveva cancellato i dati del suo account di cliente sostenendo che l’azienda “rappresenta un rischio rilevante per gli altri inserzionisti”. La Think Corporation di Alan Greenspan è però riuscita a vincere la causa con Google Inc. per una cifra pari a 721mila dollari