Usa, Watergate/ Lo scandalo fu scoperto prima dal New York Times, ma si lasciò scappare lo scoop

Pubblicato il 25 Maggio 2009 20:45 | Ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2009 9:30

Solo 37 anni dopo due reporter del New York Times hanno trovato il coraggio di confessare il piu’ grosso errore di valutazione della storia del giornalismo mondiale: nel 1972 seppero prima dei rivali del Washington Post dello scandalo Watergate, che nel 1974 porto’ alle dimissioni di Richard Nixon e non ne scrissero neanche una riga.

A rivelarlo e’ lo stesso Nyt che ha intervistato gli autori del mancato scoop, Robert M. Smith e Robert H. Phelps, (giustamente) destinati a restare nell’oblio e che invece sarebbero potuti passare alla storia come Carl Berstein e Bob Woodward, i due cronisti del Post che svelarono le menzogne dell’amministrazione Nixon.

Phelps peraltro ne ha appena scritto nel suo libro di memorie uscito ad aprile ma ignorato fino ad oggi. La ‘gola profonda’ di Smith fu nientemeno che l’allora direttore ‘ad interim’ dell’Fbi Patrick Gray. Appena due mesi dopo la famosa “effrazione” (17 giugno 1972) dei “plumbers” al quartier generale democratico nel Watergate per conto dei repubblicani Gray invito’ Smith a pranzo.

Era il 16 agosto e in quell’occasione gli racconto’ i retroscena dell’arresto e soprattutto che l’ex ministro della giustizia John Mitchell, allora capo della campagna elettorale di Nixon, era dietro all’intera operazione. Il giornalista chiese se anche il presidente fosse coinvolto, ma anche se “non me lo disse”, ha raccontato “la risposta (affermativa) era nei suoi occhi”.

Smith al termine dell’incontro torno di corsa alla redazione del Times a Washington e come un fiume in piena riferi’ tutto al collega Phelps perche’ aveva appena deciso di lasciare il giornalismo e aveva dato le dimissioni. Gia’ il giorno dopo sarebbe andato alla Yale Law School per dedicarsi al diritto.

All’origine di quello che in gergo viene chiamato ‘buco’ – in questo caso una voragine – ci fu l’inizio delle ferie di Phelps che di li’ a poco lascio’ il giornale per un mese di vacanza in Alaska. Il risultato fu che il New York Times non arrivo’ a pubblicare lo scoop e fu battuto in volata dal Washington Post di Woodward e Bernstein la cui ‘gola profonda’ (rimasta segreta fino al 2005) era stata Mark Felt.

Quest’ultimo era il vice di Gray all’Fbi,  a conferma che i vertici  federali, preoccupati della piega che la lotta politica aveva preso a Washington, volevano far filtrare la notizia. Per loro fortuna al Post, Woodward giovane cronista alle prima armi, seppe capire il valore della soffiata.