Cei: “Per promuovere la pace meno consumi e vita più sobria”

Pubblicato il 6 Maggio 2010 17:35 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2010 18:02

Meno “consumi superflui”, più energie rinnovabili, oltre a stili di vita “più sobri” sia a livello personale che comunitario: il tutto per una “profonda revisione del modello di sviluppo”, in grado di favorire, oltre alla tutela dell’ambiente, anche la pacifica coesistenza tra le nazioni. “Custodire il creato, per coltivare la pace” è il titolo del messaggio diffuso dalla Cei per la 5/a Giornata per la salvaguardia del creato, nel quale i vescovi italiani sottolineano “il profondo legame che intercorre fra la convivenza umana e la custodia della terra”.

Il documento, elaborato dalle Commissioni Cei per i problemi sociali e il lavoro e per l’ecumenismo e il dialogo, ricorda come Benedetto XVI abbia “segnalato più volte quanti ostacoli incontrino oggi i poveri per accedere alle risorse ambientali, comprese quelle fondamentali come l’acqua, il cibo e le fonti energetiche”.

Spesso, infatti, “l’ambiente viene sottoposto a uno sfruttamento così intenso da determinare situazioni di forte degrado, che minacciano l’abitabilità della terra per la generazione presente e ancor più per quelle future”. L’accento viene posto su questioni globali come il “mutamento climatico” o il crescente “flusso di risorse naturali ed energetiche” che dai Paesi più poveri vanno a sostenere le economie delle nazioni più industrializzate.

Per i vescovi, “anche le guerre – come del resto la stessa produzione e diffusione di armamenti, con il costo economico e ambientale che comportano – contribuiscono pesantemente al degrado della terra, determinando altre vittime, che si aggiungono a quelle che causano in maniera diretta”. Con l’evidente equazione secondo cui “pace, giustizia e cura della terra possono crescere solo insieme e la minaccia a una di esse si riflette anche sulle altre”.

Sulle orme di Benedetto XVI e della sua enciclica sociale, l’episcopato italiano fa appello a una “profonda revisione del modello di sviluppo, una vera e propria ‘conversione ecologica’”. “E’ impossibile – spiega – parlare oggi di bene comune senza considerarne la dimensione ambientale, come pure garantire il rispetto dei diritti fondamentali della persona trascurando quello di vivere in un ambiente sano”.

I vescovi ammettono che “si tratta di un impegno di vasta portata, che tocca le grandi scelte politiche e gli orientamenti macro-economici”, ma che comporta anche “una radicale dimensione morale: costruire la pace nella giustizia – spiegano – significa infatti orientarsi serenamente a stili di vita personali e comunitari più sobri, evitando i consumi superflui e privilegiando le energie rinnovabili”. E questa “è un’indicazione da realizzare a tutti i livelli, secondo una logica di sussidiarietà”: “Ogni soggetto – conclude la Cei – è invitato a farsi operatore di pace nella responsabilità per il creato, operando con coerenza negli ambiti che gli sono propri”.