La “munnezza”: a Napoli un problema, a Berlino un’industria che supererà l’auto

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 3 Agosto 2012 10:44 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2013 18:09
Un cumulo di rifiuti vista Vesuvio (LaPresse)

BERLINO – A Napoli la “munnezza” è un incubo, a Roma la “monnezza” è un problema. A Berlino è una risorsa che può fare dell’industria legata al riciclaggio e allo smaltimento dei rifiuti un settore che sta per superare quello dell’auto. E sì che in Germania, fra Volkswagen, Opel, Bmw, Audi e Porsche qualche macchina la producono. Secondo la Berliner Zeitung nel 2020 sarà più importante l’Abfallwirtschaft, l’industria della spazzatura, di quella dell’auto.

Per ora non danno tantissima occupazione: il settore contava 147.000 addetti nel 2007, aumentati solo fino a 155.000 adesso. Ma le 5.400 imprese, che nel 2011 hanno raggiunto un fatturato di 40 miliardi di euro, stanno per scoppiare per la mole di lavoro. Quindi il settore non solo si espanderà ma assumerà anche sempre più manodopera. Meglio se specializzata.

Non è più un “lavoro sporco che qualcuno dovrà pur fare”. Le mani nei bidoni i Müllmann, gli “spazzini” tedeschi, non ce le mettono più. Ci pensano sistemi automatizzati a svuotare i cassonetti. E’ sempre più importante invece il ruolo dei Müllmann come vigilantes della corretta raccolta differenziata. Controllano che i cittadini rispettino le regole, non sbaglino bidone, materiale, addirittura abbinamento cromatico: in Germania le bottiglie di vetro vengono differenziate in base al colore. Chi sbaglia si becca un’ammonizione. I recidivi una multa.

E poi buttala via una busta paga da 2.500 euro lordi al mese. A tanto ammonta lo stipendio di un “operatore ecologico” tedesco. Pulire le strade alle 6 del mattino, con temperature che raggiungono d’inverno i -20 gradi sarà anche un lavoro duro. Eppure è lunga la lista d’attesa. Anche perché i rifiuti non finiscono mai, e ci dovrà essere sempre qualcuno ad occuparsene. Solo nel 2011 Berlino ha prodotto 860 mila tonnellate di “monnezzen”.

Non è solo questione di “spazzini”. Con le sempre più severe norme sulle discariche, e la sempre maggiore incidenza e complessità del riciclaggio, alle imprese dei rifiuti servono tante figure specializzate. Negli anni 60 bastava un geologo che individuasse i terreni più adatti a una discarica. Ora servono 18 tipi di qualifiche diverse, che richiedono un know-how che va dalla chimica all’elettronica, dalla meccanica all’ecologia. Una carica di chimici, fisici, ingegneri, periti elettronici e meccanici ha riempito le caselle vuote nelle aziende dei rifiuti.

Una strada tracciata che potrebbe essere seguita anche in Italia, dove si potrebbe trasformare il rifiuto in un’opportunità per il rilancio dell’economia. A patto di strapparlo prima dalle mani della criminalità. Per fare di uno “sporco business” un’industria.