Urbees, alveari sui tetti delle case: produci miele e controlli l’ambiente

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 settembre 2014 9:06 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2014 9:06
Urbees, alveari sui tetti delle case: produci miele e controlli l'ambiente

Progetto UrBees (Foto Facebook)

ROMA – Alveari sui tetti delle case nelle grandi città per produrre miele e monitorare lo stato di inquinamento dell’ambiente. Questo è UrBees, il progetto lanciato a Torino nel 2010 che ricalca la moda degli alveari metropolitani che ormai da anni imperversa a New York, Londra e Parigi.

Gli alveari vengono sistemati proprio sui tetti delle case e oltre a produrre miele di qualità e salvaguardare questi importanti insetti, permettono di creare un sistema di monitoraggio dell’ambiente. Analizzando il miele infatti è possibile determinare la presenza di metalli pesanti, pesticidi e agenti inquinanti della zona in cui l’alveare si trova.

Il progetto UrBees, si legge sulla sua pagina Facebook, ha come obiettivo la diffusione dell’apicultura urbana in Italia, come si legge dalla sua pagina Facebook:

“Il progetto URBEES prevede l’installazione periodica di apiari in spazi pubblici e privati urbani, al fine di condividere l’esperienza e i benefici dell’apicoltura con le comunità urbane. Tali postazioni, nel rispetto delle norme di sicurezza, sono possibili strumenti di biomonitoraggio delle aree di bottinamento delle api – circa 7 kmq – e favorire lo sviluppo della flora circostante. Il miele raccolto sarà analizzato in laboratorio, degustato e distribuito ai cittadini”.

Il fondatore e primo vero apicoltore urbano è Antonio Barletta, che a Valentina Ferrero su Torino Today spiega che l’idea nasce anche dalla necessità di preservare le api dalla moria causata dai pesticidi:

“Dobbiamo imparare a pensare che spesso la città è meglio della campagna”.

Non solo un modo di vivere al meglio la città, con le api torinesi che producono 30 chili di miele all’anno, ma anche un efficace strumento di biomonitoraggio dell’ambiente urbano in cui viviamo, spiega ancora Barletta:

“Le api di un alveare sono in grado di fare circa 10 milioni di microprelievial giorno in un territorio di 7 chilometri quadrati attorno all’alveare stesso. Questo significa che, attraverso l’analisi del miele prodotto si può avere una prospettiva sugli agenti inquinanti presenti in quella determinata zona”.

Barletta in un’intervista su Repubblica, a cura di Irene Maria Scalise, spiega ancora:

“Su 50 mila api di un alveare ce ne sono 10 mila che sono “bottinatrici”, cioè volano per raccogliere nettare e diventano vettori che raccolgono informazioni ambientali. Questo vuol dire che dall’analisi del miele di ogni alveare possiamo trarre informazioni preziose su idrocarburi, metalli pesanti, pesticidi e radionuclidi”.

Dopo il successo dell’iniziativa di Torino, il progetto potrebbe presto spostarsi in altri città come Ravenna e Milano, per replicare quello che anche all’estero si è dimostrato un progetto vincente, conclude la Scalise:

“È di questi giorni la notizia che un super raccolto di miele è stato avviato nel centro commerciale Beaugrenelle a Parigi e produrrà 500 chili di miele. Anche a New York dal 2010, anno in cui il comune ha deciso di sdoganare la pratica degli alveari urbani, la produzione del nettare ha raggiunto livelli insperati”.