“Se si sbriciola il cerchio magico”, Alberto Statera su Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Dicembre 2013 11:16 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2013 11:16
Berlusconi e Galliani (e Briatore)

Berlusconi e Galliani (e Briatore)

ROMA – Confalonieri in declino, Letta isolato e Galliani sotto attacco di Barbara, si sbriciola il “cerchio magico” di Berlusconi. “Con la crisi del Milan inizia la diaspora dei fedelissimi” scrive Alberto Statera su Repubblica (“Se si sbriciola il cerchio magico”).

Blitz Quotidiano lo propone ai suoi lettori come articolo del giorno:

Si erge in fondo a un viale di pioppi nel parco di villa San Martino ad Arcore il mausoleo che Silvio Berlusconi fece realizzare dallo scultore Pietro Cascella, sorretto da dodici colonne che in quadrato s’innalzano verso il cielo, in un tripudio di sfere, cubi, piramidi e squadre massoniche. Dispone di ventiquattro posti intorno al sarcofago riservato al Condottiero, predisposti per gli amici di una vitanell’eternità del trapasso.

MA QUELLE arche sepolcrali ornate da roselline di travertino rosso rimarranno sfitte, non solo perché il Parlamento ha respinto l’ennesima leggina ad personam per l’abrogazione del decreto napoleonico che impedisce le sepolture fuori dai cimiteri, ma anche perché l’antico cerchio magico del Cavaliere si è ormai dissolto. Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Marcello Del-l’Utri, Ennio Doris, i grandi mandarini; e poi Emilio Fede e Cesare Previti, i vecchi cadetti, non hanno mai apprezzato, per la verità, le visite rapite cui erano costretti nel mausoleo esoterico, ma come ubbidienti discepoli di una setta non hanno mai avuto il coraggio di esclamare ironicamente «Dominus, non sum dignus», come condotto nel vestibolo marmoreo fece da par suo Indro Montanelli.
La diaspora dei fedelissimi, logorati nell’affetto per un Condottiero dimezzato ormai volubile, ondivago, provato nel corpo e nell’anima, esposto a ogni spiffero, si compie in queste ore pubblicamente con il licenziamento senza tanti complimenti, salvo l’ultimo goffo tentativo di recupero, di Adriano Galliani ad opera della figlia Barbara, leader della “tendenza Veronica”. «La pazienza è finita», grida l’ex gestore di uno stabilimento balneare a Vieste, che trentacinque anni fa fornì al palazzinaro di Milano2 con la sua Elettronica industriale, le apparecchiature per la ricezione dei canali televisivi. Il vecchio mandarino berlusconiano non poteva credere di essere umiliato da una ragazza neanche trentenne incapace di deferenza persino verso il padre e la sua avventura politica: «Nel partito di mio padre — ha gufato Barbara prima della scissione di Alfano e Cicchitto — ci sono tante persone che sono inadeguate e hanno finto di sposare le sue idee, ma in realtà agivano per interesse personale: poltrone e potere ». La ragazza è determinata e la diaspora “intra moenia”, cominciata con il divorzio preteso da Veronica dall’uomo malato che ha bisogno di aiuto, è persino più grave di quella politica. E promette sviluppi bellici imprevedibili nella complessa sistemazione del patrimonio e delpotere ai vertici del gruppo.
Persino Fedele Confalonieri, il mandarino più fedele che i ragazzi chiamano Fidel, non fa che perdere colpi e pare abbia cominciato a soffrire sia Marina che Piersilvio. Ha cercato fino all’ultimo di salvare Galliani dalla rottamazione, ma ha fallito. Il che non è affatto una novità rispetto alle strategie del capo, nonostante l’intimità assoluta, che risale a quando fu lui ad assumere giovanotto il futuro Condottiero nelle sue orchestrine, prima la “Roxy” e poi “I cinque diavoli”, che facevano le serate sulla riviera romagnola o sulle navi da crociera. Pensate che il primo appartamento di Milano2 Berlusconi riuscì a venderlo sulla carta alla madre di Confalonieri.
Ma sono quarant’anni che Fidel ottiene soltanto dei no, tanto che si dice sia ormai anche lui, come Galliani, prossimo al livello di rottura, in un rapporto che si fonda solo sulla comprensione dovuta al sodale di una vita.
Falchi e colombe alla corte di Silvio sono tutt’altro che una novità. Nel 1993 fautori della “discesa” in politica per evitare il fallimento e il rischio della galera furono Marcello Dell’Utri, Cesare Previti e Ennio Doris.
Contrari Gianni Letta e Fidel, che ebbe uno scontro durissimo con Berlusconi al momento del varo del “Progetto Botticelli”, dal nome dell’edificio di Segrate di Publitalia, nel quale si svolgevano le riunioni per la fondazione di Forza Italia. Non sapremo forse mai quante volte e con quali parole Confalonieri ha bollato, non solo le scelte politiche, ma anche le performance sessuali dell’amico-padrone, che hanno fatto ridere dell’Italia in tutto l’orbe terracqueo. Ma qualche traccia se ne trova in antiche intercettazioni telefoniche. Come quella del 31 dicembre 1986, quando Marcello Dell’Utri telefona poco prima della mezzanotte ad Arcore, dove è in corso la festa “elegante” di Capodanno. Risponde al telefono Confalonieri. «Qui ci sono questi farfallini», gli dice. E poi gli passa Berlusconi, che esordisce: «Marcello, iniziamo male l’anno».Perché? «Perché dovevano venire due di Drive In e ci hanno fatto il bidone. E anche Craxi (evidentemente presente alla festa elegante — ndr) è fuori dalla grazia di Dio». Dell’Utri: «Ah, ma che te ne frega di Drive In?» Berlusconi: «Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più. Se comincia così l’anno non scopiamo più».
Dell’Utri: «Va bene, insomma, che (Craxi) vada a scopare in un altro posto». Ma come mandare Craxi, padrone dei destini televisivi, a scopare in un altro posto? A questo punto, dopo un excursus di Berlusconi sulle tette delle signore presenti, Dell’Utri chiude un po’ stizzito la conversazione.Dominus della trasmissione Drive In era allora Paolo Romani, badante degli affari sballati del fratello del capo, Paolo, assurto poi al ruolo di ministro, oggi capogruppo di Forza Italia al Senato e membro del neo-cerchietto magico di fidanzate, badanti e amazzoni.
Sulle “cene eleganti” di Arcore i mandarini del vecchio Cerchio magico hanno sempre ironizzato tra loro, falchi e colombe, salvo Emilio Fede che ne era, diciamo, pars magna. Del resto, quando il Condottiero dimezzato le alternava agli affari di Stato le sue performance erano ben note da anni, tanto che delle “seratine” arcoriane parlò più di vent’anni fa un articolo di Giorgio Bocca. Quando nel 1990 scippò la Mondadori a Carlo De Benedetti, facendo corrompere i giudici da Previti, non potendo atterrare a Segrate con l’elicottero, si fece attrezzare un camper con un “lettone”, nel quale quotidianamente vantava con allibiti interlocutori — ne siamo testimoni diretti — caldissime sessioni su ruote con soubrette delle sue televisioni.
Dell’Utri ha già subito la decimazione nelle ultime elezioni, Doris pensa agli affari della sua Mediolanum e teme che il Condottiero dimezzato e ormai incontrollabile procuri costosi guai al suo business. E il povero Gianni Letta, ultimoguardiano delle colombe? Ha fatto di tutto per sostenere la “deriva moderata” perdente e per fare da sponda al governo democristiano del nipote Enrico. Ma, col passo felpato dell’eminenza azzurrina, terminale di tutti gli affari ambigui delle massonerie catto-laiche dell’alta burocrazia che controllava con pugno di ferro foderato di velluto, è finito nel tritacarne che il Condottiero dimezzato e fuori controllo ha riservato agli antichi mandarini. Non solo è colpevole agli occhi del capo. Ma è forse il più colpevole di tutti. Non è riuscito ad ottenere ciò che Berlusconi agognava di più: una qualunque forma di salvacondotto motu proprio da parte di Giorgio Napolitano. Perché lui non si umilierà mai a chiedere o a far chiedere la grazia, come realistici vorrebbero i figli.
Il povero Letta oggi si aggira tra prime teatrali, improbabili premi giornalistici, inutili convegni di ogni tipo, badando soprattutto a farsi riprendere dalle telecamere televisive. Persino per il nipote Enrico rischia di diventare l’iconcina educata di un passato che occorre si concluda infretta.
C’è un documento che fissa la storia della Berlusconi-decadence. È una famosa fotografia del 1995 che ritrae nella villa “Blue Horizon” delle Bermude un tonico Condottiero che fa jogging con i fedelissimi del Cerchio: Letta, Confalonieri, Del-l’Utri, Galliani, tutti in tenuta bianca. Tutti, come racconterà Dell’Utri, a dieta stretta, esercizi spirituali e profonde letture (ma sarà vero?) di Francis Bacon e Platone. Una setta neopagana in pieno delirio di potere. Il nuovo scatto fotografico è dell’altro giorno a Roma, via del Plebiscito. Prefiche in nero, la fidanzata-badante e alla finestra il cagnolino Dudù.