Forza Italia, Alfano vs Santanchè: guerra di posizionamento tra falchi e colombe

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 settembre 2013 12:15 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2013 13:17
Daniela Santanchè

Daniela Santanchè

ROMA – Guerra di posizionamento al centro della neo rinata Forza Italia. Verdini contro Alfano, Alfano contro Santanchè, ala sicula “colomba” contro ala sicula “falco”.  Sembra ormai certo che giovedì pomeriggio ci sarà anche Berlusconi all’inaugurazione della nuova sede del partito in piazza San Lorenzo in Lucina, pieno centro di Roma.

Nuova sede, nuovo partito. Daniela Santanchè ha parlato, al Tempo, di una Forza Italia con pochi quadri dirigenti, una struttura semplice e leggera, per mantenere il più possibile diretto il contatto “tra leader e il suo popolo”.

Questo, però, non impedisce alle varie anime Pdl di riposizionarsi all’interno della nuova creatura politica. E allora, scrive Libero, ecco che “guerra di potere” si sta delineando in questi giorni:

Secondo Francesco Cramer del Giornale le gerarchie del partito potrebbero venire cannibalizzate dai falchi, con gli uomini del coordinatore del Pdl Denis Verdini in testa: si parla di Luca D’Alessandro, l’ex scajoliano Ignazio Abrignani, Gregorio Fontana, naturalmente Daniela Santanchè.

E il portavoce Daniele Capezzone, apprezzato da Berlusconi che non a caso si sarebbe affidato (anche) a lui per l’attesissimo videomessaggio di ieri, mercoledì 18 settembre. Più in generale, a vincere sarebbe l’asse Verdini-Santanchè-Miccichè-Prestigiacomo, con questi ultimi due protagonisti del braccio di ferro con la frangia sicula del Pdl. Quella, per intenderci, capitanata da Angelino Alfano, Renato Schifani e, tra gli ultimi a salire alla ribalta (suo malgrado), Giuseppe Castiglione. Il sottosegretario alle Politiche agricole è stato quello che, un po’ ingenuamente, aveva parlato di possibili “traditori” di Berlusconi, disposti a voltargli le spalle al momento del voto sulla decadenza.

Tra questi, tutti siciliani, ci sarebbero stati Mario Torrisi, Vincenzo Gibiino, Pippo Pagano, vicini allo stesso Castiglione. E poi ancora Francesco Scoma, Bruno Mancuso, Marcello Gualdani, anche loro eletti in Sicilia e considerati “colombe” al pari di Alfano, Quagliariello e gli altri “ministeriali” e “governisti” del Pdl.