Boldrini e Grasso conclusione inevitabile del tragico errore di Bersani, quello che…

di Marco Benedetto
Pubblicato il 15 novembre 2017 12:39 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2017 12:45
grasso-boldrini

Pietro Grasso e Laura Boldrini (foto Ansa)

ROMA – Lo schieramento a sinistra del Pd da parte di Laura Boldrini e Pietro Grasso  un evento che non deve sorprendere che ha un po’ di memoria. Ed è anche un monumento alla insipienza di Pierluigi Bersani che ce li mise. Dopo il caso di Gianfranco Fini, in cui fu dimostrato che il presidente della Camera se si mette di traverso può fare male, ci sarebbe voluta un po’ di accortezza da parte dell’allora segretario del Pd.

“Il tandem Camera-Senato è senza precedenti”, osserva allibito Carmelo Lopapa su Repubblica.

Dovete però pensare che Bersani era partito, da ministro dell’Industria nel primo Governo Prodi, per abolire gli ordini, in particolare quello dei giornalisti, e ora invece abbiamo più ordini di prima, più restrizioni di prima, manca solo, mi pare, l’ordine dei callisti. Boldrini, omaggio a un partito che non gli ha dato nemmeno la fiducia, e Grasso, quello che, attaccato pubblicamente da Giancarlo Caselli, si fece sbeffeggiare in diretta tv da Marco Travaglio, che manco si degnò di presentarsi al contradditorio, sono conseguenza di quel modo di essere e di pensare.

A Bersani di deve il sindaco di Roma Ignazio Marino. Si deve il sabotaggio al primo Matteo Renzi, quando invece il Pd, al culmine della crisi di Berlusconi, avrebbe potuto davvero portare a casa il 40 per cento.

E ora, nel convulso agitarsi a sinistra, dimostra di essere fuori della tradizione del Partito Comunista, di essere in pieno frazionismo, quel frazionismo che Stalin e Togliatti sapevano bene come trattare.

Di che stupirsi dunque? Qualcuno non si stupisce ma si indigna.

Andrea Orlando, che di Renzi non è certo amico, sbotta: “L’assenza di una proposta politica chiara ha creato spazi che hanno prodotto tentazioni e un effetto collaterale di distorsione degli equilibri istituzionali. Non trovo un precedente storico rispetto a un passaggio all’opposizione di tutti e due i Presidenti in una forma così esplicita e forte”.

Luigi Zanda, persona sempre molto self controlled, è stato bruciante e quasi sprezzante: “Io mi sarei comportato diversamente”, ha detto di Boldrini e Grasso al Corriere della Sera.

Matteo Richetti, riporta Tommaso Ciriaco su Repubblica, “segnala un problema”. Ricordando di essere stato presidende del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna, ha detto: “Secondo il mio modo di concepire il ruolo di garanzia e super partes che viene affidato a questi incarichi, non mi sarei mai permesso di dire “non c’è più” a nessuna forza politica”, come invece ha fatto Grasso dicendo che il Pd “non esiste più”, essendosi fermato a “quello di Bersani e di Sel”.

 

 

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