Ema, il gioco delle tre carte di Amsterdam, così Milano si è fatta fregare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 febbraio 2018 14:45 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2018 14:48
Ema, le carte truccate di Amsterdam

Ema, il gioco delle tre carte di Amsterdam, così Milano si è fatta fregare

ROMA – Sulla beffa che ha privato Milano della nuova sede dell’Agenzia europea del Farmaco (Ema) a favore degli scaltri olandesi, ora si stanno muovendo tutti i livelli istituzionali italiani, dal sindaco Sala al premier Gentiloni, fino al presidente del Parlamento europeo Tajani che chiede al presidente della Commissione Juncker di desecretare tutte le carte. Magari un po’ tardi, forse si poteva negoziare prima, insistere, fare più lobbying, insomma brigare un po’ meglio.

Prima cioè di arrivare al sorteggio, istituto decisionale davvero al passo coi tempi. Prima degli inutili ricorsi tutti regolarmente respinti. L’ultimo proprio mentre scriviamo, il Consiglio Ue ha decretato irricevibile il ricorso dicendo no alla sospensiva della procedura di assegnazione. Nel penultimo, quello di Milano alla Corte di Giustizia europea, a respingere il ricorso è stato un giudice olandese, Marc van der Woude.

Bisognava drizzare le antenne prima che gli olandesi riuscissero a piazzare Amsterdam nonostante la sede indicata sia provvisoria perché quella ufficiale non ce la farà mai a essere costruita entro il 2019. Così il trasloco obbligato dopo la dipartita della Gran Bretagna sarà doppio.

Un gioco delle tre carte degno di un vicolo napoletano (qui si parla di un paio di miliardi di indotto), l’avessimo fatto noi mezza Europa ci avrebbe dato degli imbroglioni, l’altra mezza dei pataccari. Magari è un segnale che gli stereotipi funzionano meno, oppure che noi italiani non siamo nemmeno più all’altezza dei pregiudizi che ci precedono. O forse sono gli olandesi ad aver assorbito qualche nostra tara ereditaria. Un paio di indizi.

Primo: la sede provvisoria si chiama Spark Building, “palazzo scintilla”, quella fantasma, il palazzo che non c’è, si chiama Vivaldi. Secondo: il segretario generale della Commissione Ue, responsabile della valutazione tecnica dei requisiti delle città candidate a ospitare l’Agenzia, è olandese ma si è dimesso a sorpresa, sostituito di gran fretta dal capo di gabinetto di Juncker, Martin Selmayr. Sapete come si chiama l’olandese fuggiasco? Alexander Italianer.