Facebook, Google, Amazon, tasse per mezzo miliardo: ma a Londra

di Sergio Carli
Pubblicato il 30 Ottobre 2018 9:01 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2018 9:01
Facebook, Google, Amazon, tasse per mezzo miliardo: ma a Londra

Facebook, Google, Amazon, tasse per mezzo miliardo: ma a Londra


Facebook, Google e Amazon finalmente pagheranno le tasse. quasi mezzo miliardo di euro. Poco in confronto a quanto pagano le imprese locali, ma meglio di niente. La nuova tassa si chiamerà “Digital Tax”. Ma, comunque, non in Italia, almeno per  ora, né in Europa continentale. Solo in Gran Bretagna che, in vista dello sganciamento dalla Unione Europea, dove la pressione della lobbyy tecnologica è apparentemente insostenibile.
 
E in Italia? Pensano a tagliare le pensioni, giocano con l’idea di una partimoniale, ma a far pagare le tasse a Facebook, Google, Amazon e simili nemmeno ci pensano. Sarà il conflitto di interessi di Casaleggio? In questo i grillini non si differenziano troppo dalla sinistra, che, per bocca di Matteo Renzi, bloccò sul nascere l’idea di una digital tax. Salvo poi cambiare idea, trasformando appunto in digital tax quella che appariva come una misura punitiva solo nei confronti di Google (Google tax). Tra un tweet e l’altro, il povero Renzi non si è accorto che Facebook gli aveva boicottato il referendum, bloccando le pagine a suo favore e facendo apertamente il gioco di D’Alema e compagni.
Quando si parla di tasse e imposte sui profitti delle multinazionali tech, non si deve dimenticare che il loro mancato pagamento è perfettamente legale, in conseguenza di accordi bilaterali a livello statale, noti come “tax ruling”.Solo la Francia, nel 2014, affibbiò a Google una multa da un miliardo.
 
 La  “Digital Tax”  britannica entrerà in vigore dall’aprile del 2020, sarà destinata ad aziende hi-tech con ricavi oltre i 500 milioni. 

Il governo britannico ha annunciato l’introduzione di una specifica «tassa sui servizi digitali», nell’ambito dell’ultima finanziaria pre-Brexit illustrata dal cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, alla Camera dei Comuni. Hammond ha precisato che la tassa sarà mirata sui profitti generati dalle piattaforme digitali dei giganti hi-tech. Riguarderà le aziende con ricavi da 500 milioni di sterline in su. Il gettito stimato per le casse del Tesoro del Regno sarà di 400 milioni di sterline all’anno.

Durante la presentazione dell’ultima manovra finanziaria prima della Brexit alla Camera dei Comuni, il governo di Londra annuncia l’introduzione di una specifica “tassa sui servizi digitali”. Il gettito stimato per le casse del Tesoro del Regno sarà di 400 milioni di sterline all’anno.

“Introdurremo ora una tassa sui servizi digitali. Si tratterà di una tassa strettamente mirata alle entrate generate nel Regno Unito da specifici modelli di business della piattaforma digitale – ha detto Hammond – Sarà rivolta ai giganti della tecnologia, piuttosto che alle nostre startup tecnologiche. L’imposta sui servizi digitali sarà pagata solo se le aziende sono redditizie e generano almeno 500 milioni di sterline all’anno di entrate globali”.

Scatterà dal 2020 e si prevede un gettito da 400 milioni di sterline l’anno (poco meno di 450 milioni di euro ai cambi attuali), ha annunciato il ministro delle Finanze Philip Hammond durante la presentazione del progetto di bilancio in Parlamento.

L’ipotesi di creare una tassazione di questo tipo è dibattuta da tempo nell’Ue e anche a livello di area Ocse. “Non possiamo parlare per sempre”, ha detto Hammond, il quale forse aveva presente che anche il suo Governo, anni fa, aveva giocato con l’idea di una tassa simile, per poi lasciarla finire sul binario morto: “Introdurremo una tassa sui servizi digitali relativamente ai ricavi realizzati nel Regno Unito, sarà pagata solo dalle società in utile” e con un giro d’affari congruo. “Entrerà in vigore dal 2020 e dovrebbe raccogliere 400 milioni di sterline l’anno”, un po’ meno di mezzo miliardo di euro.