Matteo Renzi e Silvio Berlusconi: una fondamentale e dimenticata differenza

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 ottobre 2014 6:38 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2014 19:41
Matteo Renzi e Silvio Berlusconi: una dimenticata differenza fondamentale

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi: una dimenticata differenza fondamentale (LaPresse)

ROMA – Le differenze fra Renzi e Berlusconi? Marcello Veneziani sul Giornale li colloca in una sorta di trinità in cui “Berlusconi è il Padre, Renzi è il Figlio e Grillo è lo Spirito Ribelle” e la differenza fra il “Padre” e il “Figlio” sarebbe che “Berlusconi è stato il principale artefice del bipolarismo”, mentre “Renzi invece sta facendo l’opposto, sta spaccando i due poli al loro interno e sta ricreando nel mezzo il centro”. Scrive Veneziani:

“Berlusconi è il Padre, Renzi è il Figlio e Grillo è lo Spirito Ribelle. È la Trinità del nostro scenario politico secondo i canoni vigenti. E invece c’è un punto decisivo in cui Renzi diverge dal Padre. Berlusconi è stato il principale artefice del bipolarismo, ha polarizzato l’Italia, i partiti e l’opinione pubblica in due blocchi contrapposti. Piaccia o no, non saremmo giunti al bipolarismo e all’alternanza senza Berlusconi. Renzi invece sta facendo l’opposto, sta spaccando i due poli al loro interno e sta ricreando nel mezzo il centro. Lui raccoglie i consensi di mezzo centrosinistra e di mezzo centrodestra e lascia ai suoi margini le due ali estreme dello schieramento: a destra i falchi di Forza Italia, i Fratelli d’Italia e a modo suo la Lega di Salvini. E a sinistra, i reduci del Pci, della sinistra radicale e del sindacato. Più i Cinque stelle.

Il risultato è la fine del bipolarismo e la rinascita di una democrazia almeno tripolare col governo al centro. Qualcuno dirà che anche Renzi è bipolare perché divide tra il Polo Trasversale del Nuovo e il Polo Trasversale del Vecchio. Ma non si può disinvoltamente trasformare la topografia politica in una specie di bipolarismo cronologico, tra tardivi e novizi, che ricorda un po’ la divisione naive di Celentano tra lenti e rock. E poi, al riformismo innovatore di Renzi non si oppone un fronte unico conservatore ma c’è anche un radicalismo fluido e diffuso, non solo grillino. Intanto Renzi è in moto perpetuo, sempre su strada. Non è un premier ma un trolley”.

Interpretazione plausibile. Ma c’è una grande differenza fra Berlusconi e Renzi della quale nulla si legge nel commento di Veneziani: è il motivo per cui sono entrati in politica e di conseguenza il loro rapporto con la politica. Berlusconi ci è arrivato dopo 58 anni di un’intensissima vita in cui è stato tante cose ma soprattutto un imprenditore, uno che fa affari, il fondatore di Fininvest e Mediaset. La politica è stata per lui un importante tassello di un grande puzzle che sono i suoi affari. Il suo core business è il business. Fininvest è la holding, Forza Italia è la controllata.

Per Renzi, ancora di più che per il suo predecessore Bersani, la politica è tutto perché in politica c’è arrivato subito e non esiste una vita precedente di Renzi non politico, a meno che non si voglia andare indietro fino ai tempi dei boy scout. La politica è il centro della sua vita e ci si è buttato non certo per raddrizzare le sorti dell’azienda del padre Tiziano. Il Pd è “la ditta” alla quale lui ha lanciato una vittoriosa “Opa ostile”. Per Renzi la politica è il puzzle, tutto il resto è tassello.