Renzi come Berlusconi. Taglierà costi politica? Come le province: aumenteranno

Pubblicato il 21 gennaio 2014 8:01 | Ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2014 22:47

In principio c’era Berlusconi, che promettendoci bolle di sapone (un vecchio genovese parlava di “balle de fum-mo e m…de cômbo [colombo]), è rimasto a galla per 20 anni senza mai mantenere quello che aveva promesso, prima di tutto di ridurre le tasse. Quando si è infilato nella storia dell’Imu, ha fatto impazzire la maionese che si è trasformata in una pozione acida e velenosa, tradottasi in tasse ancora maggiori.

Ora c’è il suo clone Matteo Renzi, che è peggio di Berlusconi, perché oltre a raccontare fantasie si è iscritto al partito dell’odio e dell’invidia, come dimostra la linea tenuta verso i pensionati.

Non promette di ridurre le tasse solo perché lo ucciderebbero.

Renzi come Berlusconi. Taglierà costi politica? Come le province: aumenteranno

Matteo Renzi: comprereste da costui una auto usata?

Berlusconi venditore di pubblicità e anche di un grande sogno di crescita dell’Italia. In blazer blu, camicia bianca e cravatta blu a pois bianchi.

Matteo Renzi venditore di auto usate, in jeans e giacca di nappa.

Per misurarlo, però, basta leggere quel che ha detto al direttivo del Pd, dove ha parlato di

“un programma di dieta a tappe forzate, da portare in Parlamento entro primavera. Un “pacchetto” di riforma degli enti locali, che prevede accanto alla riforma del Titolo V della Costituzione, un taglio ai costi degli enti locali e la riforma Delrio delle province, già all’esame del Parlamento”.

Già si sa, perché lo ha ammesso lo stesso Graziano Delrio, che quello delle Province è un taglio per finta e i costi probabilmente aumenteranno.

Invece i tagli di Renzi dovrebbero portare a

“un miliardo di euro di risparmio sui costi diretti della politica, con un impegno vincolante”.

Come arrivarci? La ricetta l’ha scritta Licio Gelli:

Mettere Senato e Regioni a dieta stretta di soldi pubblici: “Lo facciamo o facciamo bar sport?”, dice Renzi chiedendo poche cose ma di portata rivoluzionaria: superare il bicameralismo che significherebbe in sostanza 315 stipendi pubblici non ridotti, ma azzerati, annullati. Niente più rimborsi ai gruppi regionali, niente più autonomia nell’auto-assegnazione dei soldi pubblici e dimezzamento dello stipendio dei consiglieri regionali, equiparato a quello dei sindaci”.

A parte una domanda: e tutto l’apparato di funzionari, impiegati, segretarie, commessi, guardie, che fine faranno? camere a gas o dispersione in mare? e a parte un’altra domanda: i rappresentanti del territorio o quel che saranno i nuovi senatori senza stipendio come si muoveranno dalla loro sede a Roma, come soggiorneranno a Roma? A spese loro inteso proprio di tasca loro?

A parte tutto ciò il miliardo promesso da Matteo Renzi è come una goccia nel mare dei costi della politica che ammontano, secondo un recente studio della Uil, a 23,2 miliardi di euro.

Lascia l’amaro in bocca essere portati per il naso e trattati da grulli da un uomo in cui tanti avevano sperato per un cambio di rotta dell’Italia. Invece siamo alla replica di Berlusconi, con ben altra simpatia, classe, genialità anche nell’imbroglio, di cui quella delle mini liste con i mini collegi è un luminoso esempio.