Pensioni. Boeri (Inps): “Quota 100? Sì, ma di miliardi di debito in più”

Pubblicato il 11 ottobre 2018 10:46 | Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2018 11:10
Pensioni. Boeri (Inps): "Quota 100? Sì, ma di miliardi di debito in più"

Pensioni. Boeri (Inps): “Quota 100? Sì, ma di miliardi di debito in più”

ROMA – La quota 100 del governo Lega-M5S che smonta la riforma Fornero annunciata dal Def peserà 100 miliardi di aumento del debito nei prossimi anni, penalizza le donne e sfavorisce i giovani: questa la fotografia e il campanello d’allarme del presidente dell’Inps Tito Boeri davanti ai parlamentari.

Introdurre nel sistema previdenziale la quota 100 con un minimo di 62 anni di età e 38 di contributi insieme allo stop all’indicizzazione alla speranza di vita per i requisiti contributivi nella pensione anticipata porta a un “incremento del debito pensionistico destinato a gravare sulle generazioni future nell’ordine di 100 miliardi”, ha dichiarato il presidente dell’Inps, durante l’audizione alla Commissione Lavoro della Camera.

“Non possiamo esimerci – ha detto – dal lanciare un campanello d’allarme”. Le misure sulla quota 100 e sul blocco dell’indicizzazione alla speranza di vita per le pensioni anticipate (i contributi resteranno a 42 anni e 10 mesi anche nel 2019) avvantaggeranno secondo Boeri “soprattutto gli uomini, con redditi medio alti e i lavoratori del settore pubblico” mentre saranno “penalizzate invece le donne tradite da requisiti contributivi elevati e dall’aver dovuto subire sin qui, con l’opzione donna, riduzioni molto consistenti dei trattamenti pensionistici, quando ora per lo più gli uomini potranno andare in pensione prima senza alcuna penalizzazione”. 

“Pesanti – sottolinea il presidente Inps – i sacrifici imposti anche ai giovani su cui pesa in prospettiva anche il forte aumento del debito pensionistico. Non possiamo esimerci dal lanciare un campanello d’allarme riguardo alla scelta di incoraggiare più di 400.000 pensionamenti aggiuntivi proprio mentre si avviano al pensionamento le generazioni dei baby boomers e il numero di contribuenti tende ad assottigliarsi. E’ un’operazione che fa aumentare la spesa pensionistica mentre riduce in modo consistente i contributi previdenziali anche nel caso in cui ci fosse davvero, come auspicato dal governo, una sostituzione uno a uno tra chi esce e chi entra nel mercato del lavoro”.