Sea Watch, l’appello del migrante a bordo: “In fuga dalle prigioni libiche, fateci sbarcare” VIDEO

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Giugno 2019 13:02 | Ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2019 13:50
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Sea Watch, l’appello del migrante a bordo: “In fuga dalle prigioni libiche, fateci sbarcare”

ROMA – “Non ce la facciamo più, qui siamo come in prigione, aiutateci a sbarcare presto, a mettere i piedi giù da questa barca”. E’ l’appello lanciato dai migranti a bordo della Sea Watch 3 da 13 giorni al largo di Lampedusa. “Siamo tutti stanchi, esausti, stremati – dice uno di loro in un video della Ong postato sulla pagina facebook del ‘Forum Lampedusa solidale’ – pensate ad una persona appena uscita di prigione e fuggita dalla Libia, che ora si trova qui seduta o sdraiata. Immaginatevi come debba sentirsi questa persona”.

I migranti sottolineano che a bordo “manca tutto, non possiamo fare niente, non possiamo camminare né muoverci perché la barca è piccola mentre noi siamo tanti. Non c’è spazio”. L’Italia “si rifiuta di farci approdare”, proseguono, “chiediamo l’aiuto delle persone a terra, qui non è facile, non è facile stare su una barca piccola. Per favore – concludono i migranti – non ci lasciate qui cosi, non ce la facciamo più”.

Il video è stato diffuso proprio nel giorno in cui la comandante della Sea Watch, Carola Rackete, ha sfidato i porti chiusi di Matteo Salvini: “Porto i migranti a Lampedusa, mi tolgano la nave”. Carola è infatti consapevole che, qualora dovesse far sbarcare i migranti su territorio italiano, scatterebbe il sequestro dell’imbarcazione. E Salvini, che aveva annunciato l’accordo per un porto aperto in Olanda, ha confermato che non farà sbarcare nessuno: “Possono stare lì fino a Natale”.

Fonte: Agenzia Vista /Alexander Jakhnagiev, Ansa.