Walter Veltroni: “I bambini sanno” a metà fra Coelho e De Filippi, Sole 24 Ore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Aprile 2015 13:08 | Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2015 13:08
Walter Veltroni: "I bambini sanno" a metà fra Coelho e De Filippi. Sole 24 Ore

Walter Veltroni: “I bambini sanno” a metà fra Coelho e De Filippi. Sole 24 Ore

ROMA – La voce di 39 bambini per spiegare il nostro tempo: è l’idea forza scelta da Walter Veltroni, lanciatissimo nella nuova carriera di regista cinematografico, per il suo ultimo film “I bambini lo sanno”.

L’ex segretario Pd non poteva non contare sull’appoggio incondizionato della classe politica tutta, la parata di vip delle istituzioni e del demi-monde romano all’anteprima del docu/film (dopo quello su Berlinguer) è stata addirittura impressionante: presidenti a coppie (Napolitano e Mattarella, Boldrini e Grasso), ministri a a mazzi (Alfano, Poletti, Boschi, Franceschini, Orlando, Padoan, Giannini, Madia), e poi Marino, Zingaretti, quindi Bersani, Camusso, perfino D’Alema. Della presenza dei Venditti, Verdone, Ferilli, Buy, Bonolis, Malagò, Vespa non c’era da dubitare. La lista è infinita.

Solo la Iena Enrico Lucci ha conservato un minimo di autonomia estetica (“Se è una cazzata, Walter, però poi me lo devi dire”). Lo era, infine? Sul Domenicale del Sole 24 Ore, Emiliano Morreale (“No, non è un paese per bambini”) non ha dubbi: sì, lo era. Segue uno stralcio significativo della stroncatura piena, definitiva.

Già nelle prove artistiche precedenti (specie in quelle letterarie) Veltroni era un perfetto esempio di quello che una volta si chiamava midcult. Esaltazione delle piccole cose della vita, prosa sognante, culto del genio e del sublime quotidiano, intreccio di drammi personali e tragedie collettive. Ma in questo film c’è qualcosa d’altro, e di peggio. C’è uno sguardo sull’infanzia che unisce la superficialità giornalistica, il ricatto del patetico e le ambizioni della poesia.  I bambini sono interrogati sull’amore, Dio, l’omosessualità, la crisi; perché, appunto, i bambini sanno, e magari su queste cose avranno da dire delle verità profonde.

Ma solo in apparenza Veltroni vuol dare loro voce; in realtà li assume in uno schema sensazionalistico e pseudo-poetico, in un micidiale incrocio tra Paulo Coelho e Maria De Filippi. Il campionario mostra una certa inclinazione per casi drammatici o storie giornalisticamente “interessanti”: orfani (meglio se il genitore è morto di morte violenta, e in un caso piange davanti alla telecamera ricordandolo), down, geni della matematica, profughi che raccontano il viaggio in barca, ammalati di leucemia. E i bambini sono introdotti con frasi del genere: «Benedetta ha 13 anni, vive a Roma e ha dentro di sé una ferita e una luce». (Emiliano Morreale, Il Sole 24 Ore)