Polonia attira immigrati: c’è lavoro, mancano le persone

Pubblicato il 28 Dicembre 2012 18:48 | Ultimo aggiornamento: 28 Dicembre 2012 18:48

Polonia attira immigrati: c'è lavoro, mancano le persone

Varsavia – La Polonia attira stranieri: è stata per anni una terra di emigrazione ed è ancora oggi il paese meno multiculturale dell’Unione Europea. Nei prossimi mesi però il paese dell’Europa dell’Est potrebbe diventare la metà finale di migliaia di lavoratori stranieri.

Per anni l’operario provenuto dalla Polonia è stato il simbolo dei nuovi flussi migratori determinati dall’integrazione europea e dalla libertà di circolazione dei lavoratori. In Francia, ad esempio, il dibattito sugli effetti dell’Unione Europea è stato a volte personificato dalla figura dell’“idraulico polacco”. Oggi, la Polonia è uno dei paesi europei con meno forza lavoro disponibile a causa dell’emigrazione di numerosi lavoratori nell’arco degli ultimi vent’anni. Conseguenza di questo fenomeno è anche la monolitica omogeneità della società di questo paese che conta solo lo 0,1 % di residenti nati all’estero, la percentuale più bassa dei paesi dell’Unione Europea.

Per accorgersi dei mutamenti in atto basta farsi un giro per le strade di Varsavia. Nei mercati all’aperto e nei negozi di vestiti in alcuni quartieri poco lontani dal centro storico si sentono oramai le voci e le musiche di altri paesi: Turchia, Nigeria, Cina, Ucraina, Bielorussia e Vietnam. Nell’estate 2012, il paese ha garantito la regolarizzazione a diverse migliaia di lavoratori illegali e negli ultimi due anni il numero di richieste per visti di lavoro è raddoppiato. Il trend continuerà nei prossimi anni. Mentre la maggior parte dell’Europa rallenta o si impantana nella recessione, la Polonia continua a produrre ricchezza.

In futuro, la Polonia sarà una meta sempre più attraente per migliaia di lavoratori. I poteri politici di questo paese sono sempre più inclini a favorire l’immigrazione. L’emorragia di lavoratori avvenuta negli scorsi anni ha diminuito la mancanza di forza lavoro e l’afflusso di lavoratori esteri assomiglia sempre più ad una necessità che a una scelta.