Russia, Khodorkovsky: “Non farò politica. Aiuterà altri detenuti”

di Matteo Alviti
Pubblicato il 22 Dicembre 2013 21:02 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2013 21:03
Russia, Khodorkovsky: "Non farò politica. Aiuterà altri detenuti"

Mikhail Khodorkovsky (Foto Lapresse)

BERLINO (ANSA) – Non si impegnerà in politica, né intende ”combattere per riavere i beni” della Yukos, la seconda azienda russa prima del suo smembramento giudiziario. Dopo dieci anni di carcere e una grazia improvvisa che l’ha portato in poche ore inaspettatamente a Berlino, in Germania, l’ex magnate russo Mikhail Khodorkovski dice di non essere più interessato nemmeno agli affari.

Con 36 ore da uomo libero alle spalle – ”troppo poche per fare piani per il futuro”, continua a ripetere nell’affollatissima conferenza stampa convocata nel museo sul Muro al Checkpoint Charlie -, Khodorkovski sa già certamente quel che non potrà fare. Incrociare la traiettoria del presidente russo Vladimir Putin, fin qui il vero protagonista del suo destino. ”Era abbastanza chiaro che il mio futuro e quello dei miei colleghi sarebbe stato deciso dal presidente Putin, indipendentemente dal fatto che io fossi d’accordo, o chiedessi perdono”.

Invece di accusare esplicitamente per le condanne subite per evasione e frode, l’ex oligarca si limita a mettere in fila un paio di fatti. ”Il 19 febbraio del 2003 c’è stata una discussione molto accesa tra me e il signor Putin, che è stata ripresa dalle telecamere ed è visibile in rete. Due settimane dopo i primi dipendenti della Yukos sono stati incriminati”.

Eppure Khodorkovski, dal volto inaspettatamente disteso, sembra lontano da sentimenti di rancore: ”Ho scelto di essere pragmatico e la vendetta ha risvolti non pragmatici”.

Su Putin si concede anche una battuta, amara: ”Ha detto di non voler essere presidente a vita, spero non cambi idea”. Ora Khodorkovski ha altri piani per il futuro: ”Vorrei impiegare il tempo che mi è rimasto a ripagare i debiti che ho nei confronti delle persone che sono ancora in prigione”, spiega davanti alla stampa di tutto il mondo, ai suoi genitori e a suo figlio più grande, seduti emozionati in prima fila.

”Ci sono ancora prigionieri politici, e non tutti sono connessi con il caso della Yukos”. L’ex magnate cita esplicitamente l’ex premier ucraina Iulia Timoshenko, oltre al suo ex socio ancora in carcere, Platon Lebedev.

Khodorkovski è tornato poi a raccontare della sua grazia, per cui ha un grande debito di riconoscenza nei confronti della cancelliera Angela Merkel e, soprattutto, dell’ex ministro degli Esteri Hans-Dietrich Genscher, vero artefice della sua liberazione incondizionata. ”Un capitano della polizia penitenziaria mi è venuto a svegliare alle due di notte per dirmi che sarei andato a casa. Durante il viaggio ho capito che sarei finito a Berlino con l’aereo privato” organizzato da Genscher.

”Grazie a lui in prigione ho saputo che Putin non avrebbe più legato la possibilità della grazia a una mia ammissione di responsabilità. Tutto quel che avevo da fare era fare la richiesta di grazia”, una pura formalità, ha spiegato. ”Non è invece stata una formalità la questione dell’ammissione di colpa: ammettere una responsabilità per un crimine che non riconosci come tale, non avrebbe altro che dato ragione a coloro che sostengono che con Yukos abbia commesso attività illegali. Non l’avrei potuto fare, anche nell’interesse dei miei ex dipendenti, che sono tutti innocenti”.

Khodorkovski non sa ancora dove andrà a vivere. Tornare in patria? Non subito. Lì lo aspetta una multa pendente per circa 400 milioni di euro, che potrebbe mettere in pericolo futuri espatri. Per ora ha un visto di un anno per la Germania, dove presto lo raggiungerà la seconda moglie con i figli. Il futuro lo discuterà con loro.