Aborto “crimine”, associazioni contro l’Università del Campus Biomedico: “Via l’accreditamento del ministero, impone l’obiezione di coscienza”

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 30 Gennaio 2020 12:30 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2020 12:33
Aborto "crimine", associazioni contro l'Università del Campus Biomedico: "Via l'accreditamento del ministero, impone l'obiezione di coscienza"

Aborto “crimine”, associazioni contro l’Università del Campus Biomedico: “Via l’accreditamento del ministero, impone l’obiezione di coscienza” (Foto Ansa)

MILANO  –  Niente aborto per i medici e per gli aspiranti medici, ancora studenti, dell‘Università Campus Biomedico di Roma: l’interruzione volontaria di gravidanza è un “crimine”, non una possibilità garantita da una legge dello Stato. Prevale “la legge naturale”. E’ quanto prevede la Carta delle finalità dell’Università romana, ateneo di un ospedale privato e cattolico ma accreditato con il servizio sanitario nazionale. E l’Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto (Amica) chiede al ministero della Salute di revocare tale accreditamento. 

“La scuola di specializzazione in Ostetricia e Ginecologia del Campus Biomedico di Roma, nella sua carta definisce “crimine” l’interruzione volontaria della gravidanza e impone a studenti e frequentatori l’obiezione di coscienza, in aperta violazione della legge 194 che riconosce il diritto del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza esclusivamente in base ad una scelta personale, e non come linea di condotta imposta dalla scuola o dal posto di lavoro”, denuncia su Facebook Amica.

I dettagli sull’aborto sono previsti agli articoli 10 e 11 della Carta delle Finalità dell’Università. In particolare l’articolo 10 recita: “Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’Università si impegnano a rispettare la vita dell’essere umano dal momento iniziale del concepimento fino alla morte naturale. Essi considerano l’aborto procurato e la cosiddetta eutanasia come crimini in base alla legge naturale; per tale motivo si avvarranno del diritto di obiezione di coscienza previsto dall’art. 9 della legge 22 maggio n. 194. Si ritiene inoltre inaccettabile l’uso della diagnostica prenatale con fini di interruzione della gravidanza ed ogni pratica, ricerca o sperimentazione che implichi la produzione, manipolazione o distruzione di embrioni”.

E all’articolo 11 si ribadisce l’importanza fondamentale di leggi superiori a quelle dello Stato: “Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’Università riconoscono che la procreazione umana dipende da leggi iscritte dal Creatore nell’essere stesso dell’uomo e della donna, ed è sempre degna della più alta considerazione. I criteri morali che devono guidare l’atto medico in questo campo si deducono dalla dignità della persona, dal significato e dalle finalità della sessualità umana. Tutti considerano, pertanto, inaccettabili interventi quali la sterilizzazione diretta e la fecondazione artificiale”.

Per questo motivo Amica, insieme all’Associazione Luca Coscioni, chiede al ministero della Salute la “revoca dell’accreditamento se non sarà: assicurato agli specializzandi un percorso completo che comprenda contraccezione e interruzione volontaria della gravidanza; rispettato il principio di laicità e quello di adeguatezza, che in una democrazia liberale definiscono gli obiettivi dell’insegnamento, che deve basarsi su fatti e conoscenze scientifiche e non su opzioni confessionali”.

Dal canto loro, dal Campus Biomedico hanno replicato a Repubblica sostenendo che la visione religiosa non dovrebbe ledere la preparazione degli specializzandi di ginecologia. “I nostri studenti si formano non soltanto al Campus, ma in una rete di ospedali dove la legge 194 viene applicata e praticata, come ad esempio il Sam Camillo di Roma o l’ospedale dei Castelli”, hanno fatto sapere al quotidiano. (Fonti: Amica, Campus Biomedico, Repubblica)