Adele De Vincenzi e lo sballo mortale. Bravi ragazzi? Bugie, depistaggi e omertà

di Lucio Fero
Pubblicato il 1 agosto 2017 10:49 | Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2017 11:56
Adele De Vincenzi e lo sballo mortale. Bravi ragazzi? Bugie, depistaggi e omertà

Adele De Vincenzi e lo sballo mortale. Bravi ragazzi? Bugie, depistaggi e omertà

ROMA – Adele De Vincenzi, sballo mortale a 16 anni. E’ stato detto e scritto si sia trattato di uno sballo trasformatosi in tragedia per quattro ragazzi definiti da stampa e televisione come “normali”, con la narrazione delle cronache che si è spinta fino a identificarli come bravi ragazzi molto incauti e molto sfortunati.

Il malvezzo giornalistico poi di trasformare le parole dei parenti dei protagonisti della cronaca in cammei di pura e assoluta realtà hanno favorito il processo di “bravi ragazzizzazione”. Un padre, comprensibilmente ha detto di suo figlio: “Ha diciotto anni, un bambino, quando lo rivedo lo abbraccio e lo stringo forte”. Comprensibile che un padre parli così. Ma la realtà dei fatti sembra parlare diversamente.

Il giudice delle indagini preliminari i bravi ragazzi dello sballo sfortunato ha deciso di tenerli in carcere per ora per la secca motivazione che non gli appaiono proprio per nulla inclini a “ravvedimento, autocontrollo e percezione della gravità dell’accaduto”.

Come arriva il Gip a questa decisione? Esaminando i fatti.

Primo, la natura e progressione dello sballo. Pasticca di droga chimica, alcol e funghi. Per quanto sia ipocrita e irrealistico negare che gran parte dei giovani e adolescenti italiani hanno contatti con la droga, il tris pasticca, alcol e funghi non è proprio comportamento per così dire standard. Comporta una pianificazione, una scelta e anche una spesa di circa 400 euro per una serata. Già qui non siamo più nell’universo caramellato dei bravi ragazzi che sbagliano.

Ma il peggio viene poi. Adele sta morendo o è morta da poco e uno dei due bravi ragazzi, Sergio Bernardin, trova il tempo, la concentrazione e la voglia di cancellare dal suo smartphone i messaggi scambiati con chi gli ha venduto la droga. Messaggi dove non si parla di droga, solo appuntamenti e contatti. Ma Sergio li cancella perché è abbastanza lucido e freddo da capite che sono prove, che saranno prove a suo carico. Adele sta morendo o è morta da poco e il bravo ragazzo pensa a depistare le indagini.

Ancora, quando i due bravi ragazzi hanno portato Adele morente in ospedale ci sono volute pressioni lunghe e decise perché dicessero cosa avevano assunto, non volevano parlare della droga presa, non volevano compromettersi. E questo nonostante i medici dicessero loro che sapere che droga era risultava decisivo per tentare di tenere in vita Adele. Adele che probabilmente sarebbe morta comunque. Ma i bravi ragazzi anche qui pensavano soprattutto a se stessi negando ai sanitari quell’informazione.

Infine pare proprio abbiano Sergio Bernardin e Gabriele Rigotti raccontato balle sulle modalità di acquisto e pagamento della droga. Ancora e con costanza nel tentativo di salvarsi le terga. Non meritano colpe che non hanno ma nello sballo mortale prima, durante e dopo sono stati tutt’altro che bravi ragazzi.

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