Ammazza la donna che ti molla, costo: 10 anni se va male

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 Marzo 2019 9:23 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2019 11:49
Ammazza la tua donna che ti molla, costo: 10 anni se va male

Ammazza la donna che ti molla, costo: 10 anni se va male (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Ammazza la donna che ti molla, il costo in termini di pena detentiva (insomma galera, anche se non proprio e non tutta galera) è , cronaca alla mano, sui dieci anni. Dieci anni, se va male: questo il fixing, la quotazione nelle aule giudiziarie ai giorni nostri.

Due sentenze in sequenza, una a Bologna, l’altra a Genova. In entrambi i casi l’omicida (indubbio e reo confesso) era stato condannato a 30 anni di galera. Aveva infatti ammazzato la donna, la donna che lo aveva mollato, la donna che lo aveva privato del suo diritto di proprietà e di esclusiva sulla femmina. E in entrambi i casi la legge a norma di legge ha poi ridotto la pena, la galera, a 16 anni. Sedici anni che tra buona condotta e meccanismi giuridici e premiali vari saranno dieci anni di detenzione vera, anche meno.

Tutto a regola, tutto a norma, tutta libera e legittima convinzione dei magistrati giudicanti. Però, alla fine, la sostanza è quella: se punisce la donna che ti ha mollato ammazzandola in galera ci vai per al massimo 10 anni se ti va male. Perché di fatto ammazzare la donna che ti ha mollato trova (ritrova?) molte attenuanti in dibattimento e sentenza. Insomma ammazzare la donna che ti ha mollato non si fa dice e ribadisce la legge applicata in sentenza, però non è proprio come ammazzare qualcun altro.

Infatti nel caso di Bologna si legge in sentenza della “tempesta emotiva” che lima la colpa dell’uccidere. Tempesta emotiva determinata da una cosa disdicevole e però come si fa a non tenerne conto? La gelosia! Quindi la proprietà maschile della donna, o almeno l’idea che la donna sia cosa del maschio, si affaccia in sentenza come una attenuante circostanziale. Ha ucciso in tempesta emotiva da gelosia, quindi merita pena inferiore del se avesse ucciso per altri motivi.

La sentenza di Genova approfondisce e perfeziona il concetto: l’omicida merita pena inferiore perché illuso e “deluso”. La tempesta emotiva, il raptus omicida stavolta poggia e germoglia su una circostanza che rende l’assassino meno punibile. E qual è questa circostanza? La donna lo aveva tradito e fin qui, bontà della sentenza, non c’è colpa dell’ammazzata. Ma la donna aveva detto che avrebbe lasciato l’amante. E poi non l’ha fatto! Ha illuso e deluso. Ha preso in giro. No, questo non si fa. La delusione del tradito e illuso e deluso son diventati la miscela incontenibile che ha portato anche qui all’ammazza la donna che ti molla. Da 30 a 16 anni teorici di galera, nei fatti dieci anni, anche meno.

Sono sentenze a norma di legge, libere e legittime sentenze. Sono però fatte, intrise anzi della miscela devastante fornita da due sub culture. La prima viene da relativamente lontano, in qualche modo viene perfino per così dire da sinistra. E’ la sub cultura del sociologismo, quella che sempre interpreta l’atto umano, l’atto criminale, non come espressione di una volontà ma come conseguenza di uno status. La cultura che concepisce il crimine come errore sostanzialmente sempre irresponsabile da parte di chi lo compie. La cultura che parla di raptus omicida a sgravio e attenuante dei fatti di sangue quanto lo psicologo o il sociologo riscontrano il raptus. Ma il raptus quando si ammazza per passione e per sesso c’è sempre. Contemplare l’attenuante del raptus emotivo quando si ammazza la donna che ti molla è stabilire una costante attenuante nell’ammazzare la donna che ti molla.

La seconda sub cultura viene dall’altra parte dell’emisfero diciamo così culturale. Tempesta emotiva, raptus, disillusione, gelosia…Sotto ognuna di queste dizioni riposa sereno e tornato in partita (se mai ne era stato espulso) il concetto di “donna mia”, “donna sua”. Insomma l’idea della donna come proprietà del maschio al momento del formarsi della coppia. E l’idea che la proprietà, la “roba” si protegge ad ogni costo e che la difesa della roba non possa sottostare alle regole che regolano gli altri comportamenti.

C’è una finora non segnalata ma profonda assonanza culturale tra “lo stato di turbamento” che nella legge sulla difesa in casa autorizza di fatto a punire il ladro con una fucilata (così almeno viene raccontata e applaudita anche se proprio così non è) e la “tempesta emotiva” che dimezza la colpa e la pena se ammazzi la donna che si sta sottraendo alla tua proprietà e disponibilità. L’assonanza è: in casa mia faccio come voglio, in casa mia la legge è mia e se in casa mia sparo a qualcuno cara legge comprendimi. Infatti la legge va a comprendere, molto comprendere.

Analogamente: la donna è mia e se la perdo o se ne va, cara legge in fondo capiscimi se l’ammazzo. E infatti le sentenze cominciano (ricominciano?) a comprendere. Dimezzano la pena per il maschio che ammazza la donna che lo molla. E’ l’amore al tempo del popolo sovrano…e giudice.