Bullismo su Fb, suicida a 26 anni: “Non usciva più di casa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Settembre 2015 8:56 | Ultimo aggiornamento: 18 Settembre 2015 8:56
Bullismo su Fb, suicida a 26 anni: "Non usciva più di casa"

(Foto d’archivio)

VERCELLI – Gettato nel bidone dell’immondizia, fotografato, la foto postata sui social network: è uno dei tanti atti di bullismo che hanno spinto Andrea Natali ad impiccarsi. Aveva 26 anni e una vita semplice: meccanico a Borgo d’Ale, in provincia di Vercelli, era caduto in depressione dopo le violenze psicologiche e fisiche subite negli ultimi mesi. Scherzi sul posto di lavoro, filmati, fotografati e messi sul web, su Facebook e su YouTube.

Ad un certo punto Andrea non era più voluto uscire di casa. Aveva provato a farsi aiutare da una psicologa, che lo aveva convinto a denunciare l’accaduto alla polizia postale. Ma purtroppo la cosa non è servita. E Andrea si è ucciso.

Adesso i suoi genitori chiedono giustizia. Si è trattato davvero di violenze pesanti, spiega il papà di Andrea, Federico Natali, a Claudio Del Frate del Corriere della Sera:

 

“La polizia non ha avuto il coraggio di farmi vedere tutto. So solo che più volte mio figlio è stato gettato nel bidone dell’immondizia, fotografato e filmato. Ci sono anche cose più pesanti ma non mi sono state riferite e io non ho avuto il coraggio di guardarle sul computer. Può darsi che all’inizio siano stati scherzi innocenti, ma col tempo devono essersi fatti più umilianti e pesanti. Fino a quando i nervi di mio figlio hanno ceduto. Mi ricordo il giorno preciso: il 22 ottobre del 2013 Andrea è tornato a casa fuori di sé, non riusciva a parlare ma solo a urlare. Da quel giorno a noi non ha più detto niente di quel che gli era accaduto e non ha più voluto presentarsi al lavoro né uscire di casa. Negli ultimi tempi ci ripeteva in continuazione: “Io voglio tornare al lavoro, voglio dare una mano a voi e a mio fratello che è disoccupato”. Però poi non riusciva a fare un passo fuori di casa da solo: era spaventatissimo all’idea di ritrovarsi davanti a chi lo aveva ridotto in quello stato. Lui era un buono, troppo buono: sono sicuro che sarebbe stato disposto anche a perdonare chi lo tormentava. Non ne ha avuto il tempo”.