Bullismo su Whatsapp: preside pubblica messaggi su Facebook

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Dicembre 2015 15:09 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2015 15:09
Bullismo su Whatsapp: preside pubblica messaggi su Facebook

Bullismo su Whatsapp: preside pubblica messaggi su Facebook

PARMA – Insulti e bullismo corrono via Whatsapp tra gli studenti della scuola media di Sanvitale-Salimbene. Per questo motivo il preside dell’istituto, Pier Paolo Eramo, ha deciso di pubblicare sulla pagina Facebook della scuola gli screenshot dei messaggi scambiati tra due allievi e ha lanciato un appello ai genitori contro il bullismo, ormai dilagante.

Repubblica nell’edizione di Parma scrive che il preside ha deciso di pubblicare i messaggi in cui i due alunni parlano dei loro compagni di classe definendoli “bimbo minchia obeso”, “secchione di merda” e ancora “faccia da vagina in calore”. Appellativi decisamente forti, per due ragazzini delle medie:

“Il preside Pier Paolo Eramo ha deciso di pubblicare sulla pagina Facebook della scuola le immagini di alcuni stralci di questa “conversazione” (oscurando i nomi dei partecipanti), accompagnandole con uno sfogo: “Ci siamo stufati. Dopo molte esitazioni scelgo di pubblicare alcuni messaggi che due nostri alunni si sono scambiati su un gruppo Whatsapp di una delle nostre classi delle medie. Lo faccio perché siamo stufi. Siamo stufi di questo assurdo mondo parallelo che ci inquina; siamo stufi dell’uso sconsiderato e irresponsabile delle parole; siamo stufi dell’assenza degli adulti”, si legge nel post.

Poi l’appello: “Non vogliamo più sentire che era solo uno scherzo, un gioco, che non immaginavamo, che non sapevamo. E’ ora di chiedersi se questo è quello che vogliamo dai nostri ragazzi e agire di conseguenza. E’ ora di prendere in mano il cellulare dei nostri figli, di guardarci dentro (perché la privacy nell’educazione non esiste), di reagire, di svolgere in pieno il nostro ruolo di adulti, senza alcuna compiacenza, tolleranza bonaria o, peggio, sorniona complicità. Non serve andare dal preside e chiedere cosa fa la scuola quando la vittima di turno non ha più il coraggio di uscire di casa. E’ troppo tardi. Cominciamo a fare qualcosa tutti. Ora”.