Miracolo a Castelnuovo di Porto: la gente si prende i migranti a casa sua

di Riccardo Galli
Pubblicato il 29 gennaio 2019 8:47 | Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2019 8:47
Miracolo a Castelnuovo di Porto (Roma): la gente si prende i migranti a casa sua

Miracolo a Castelnuovo di Porto: la gente si prende i migranti a casa sua (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Miracolo a Castelnuovo di Porto dove, le discutibili e discusse modalità di sgombero del Cara – il secondo più grande d’Italia, sottolineano le cronache -, hanno avuto come conseguenza quella di far aprire le case della gente ai migranti. Quella stessa ‘ggente’ alla cui pancia la maggioranza parla e a cui il ministro Matteo Salvini non fa mistero di puntare politicamente per una volta, e almeno in parte, ha fatto quello che forse nessuno si sarebbe aspettato: ha aperto le porte delle proprie case a chi rischiava di rimanere senza un tetto sulla testa.

Non una scelta politica e nemmeno una scelta dettata da un qualche interesse, ma una scelta d’empatia umana. Il primo a muoversi in questo senso, dando forse l’idea e la direzione, è stato il sindaco del piccolo comune alle porte di Roma, Riccardo Travaglini, che ha accolto in casa sua una ragazza che, essendo titolare della ‘sola’ protezione umanitaria, rischiava di finire tanto semplicemente quanto letteralmente in mezzo ad una strada. Per un periodo di tempo limitato, ovviamente, come ha spiegato il primo cittadino.

Ma questo, unito alle parole di una maestra che ha raccontato di non aver nemmeno potuto salutare i bambini, ai gesti della parlamentare Rossella Muroni di LeU che ha preteso che ai migranti in partenza sui pullman fosse detto dove erano diretti e, forse, al clima che ancora il 27 gennaio qualcuno ricorda, ha trasformato Castelnuovo in una sorta di mosca bianca. O pecora nera a seconda dei punti di vista. Delle centinaia di persone ospitate nel centro saranno solo pochi nuclei familiari, quelli con bambini iscritti alle scuole, ad essere accolti da altrettante famiglie locali.

Il migrante-calciatore, quello che dopo aver superato il deserto e le torture libiche ha trovato spazio nella squadra di calcio vaticana, in barba all’Italia e alla selezione immaginata da Checco Zalone in ‘Quo Vado’ – dove i migranti venivano accolti in base alle loro qualità calcistiche – dovrà trovare come molti altri con storie simili alla sua una nuova e diversa sistemazione. Questo però non cambia e non toglie nulla all’incredibile gesto dei ‘castelnovesi’. Come nulla toglie a questo il fatto che si tratta di una soluzione inevitabilmente temporanea. Sino alla fine dell’anno scolastico. La legge, quella che porta il nome dell’attuale inquilino del Viminale, dice ed ordina che quel centro venga chiuso.

Che i migranti titolari di protezione umanitaria lì non possono stare e dice anche che i bambini che pur sono inseriti in un percorso scolastico vanno comunque sistemati altrove. L’idea però di portare e strappare letteralmente via quei bambini dai banchi di scuola senza uno straccio di spiegazione e di umanità di legge, almeno secondo gli abitanti di Castelnuovo, ne lede una che vale più e viene prima rispetto a quello dello Stato: una legge di umanità. Non si possono mettere dei bambini in mezzo alla strada, non si può sottoporli ad un simile trauma dopo tutto quello che hanno vissuto perché, semplicemente, non ce n’è ne bisogno ne ragione. E allora, una volta tanto, al tanto fatidico quanto sprezzante commento ‘allora prendeteli a casa vostra’ una comunità ha risposto come nessuno immaginava: “Sì. Li accogliamo”.