Chiesa recluta esorcisti: padre Vincenzo Taraborelli, agenda sempre piena

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 17 gennaio 2014 7:37 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2014 8:41
Chiesa recluta esorcisti: padre Vincenzo Taraborelli, agenda sempre piena

Il presunto esorcismo di Papa Francesco a San Pietro

CITTA’ DEL VATICANO – La Chiesa cattolica recluta esorcisti. L’apertura al mondo e alla modernità della nuova chiesa di papa Francesco è da mesi decantata. Il più grande nome del giornalismo italiano, Eugenio Scalfari, ha perfino dedicato al pensiero teologico di papa Francesco approfondite, e controverse, riflessioni. Ma la Chiesa è da sempre e sempre resterà, anche ed in primo luogo, tradizione. E la Chiesa di papa Francesco sta cercando in questi mesi di perfezionare una delle sue più antiche e, almeno per il pensiero di stampo illuminista, superstiziose prerogative: quella di esorcizzare i posseduti dal diavolo.

La Chiesa cattolica d’Italia, come quelle di Spagna e Malta, sta aumentando gli sforzi per formare una nuova generazione di preti specializzati in questo rituale. Il nuovo corso sarebbe dettato da un’inedita situazione: gli adepti del diavolo stanno guadagnando sempre più terreno nei paesi mediterranei. Sembrerebbe che i paesi citati abbiano assistito negli ultimi tempi ad una recrudescenza di pratiche sataniche.

Uno dei perni dei nuovi reclutamenti è padre Vincenzo Taraborelli, decano italiano dei preti esorcisti. L’agendina di padre Taraborelli, 76 anni, è sempre molto piena. Una linea telefonica speciale gli permette di fissare gli appuntamenti ed alcune settimane può, a quanto racconta, praticare fino ad un centinaio di esorcismi. Quattro giorni alla settimana, i posseduti lo incontrano nella chiesa Traspontina, poco prima della messa, per farsi liberare dalle insidiose e invisibili grinfie del demonio. Padre Taraborelli pronuncia le canoniche preghiere mentre benedice con l’acqua santa gli indemoniati che lo guardano, incollati ai banchi, in un’atmosfera carica d’incenso.

La Chiesa cattolica crede nella possessione demoniaca, di cui numerosi casi sono citati nel Vangelo. Nell’immaginario collettivo, forgiato in larga parte dai ripetitivi ma efficaci cliché hollywoodiani, il rituale si contraddistingue per la sua insopportabile carica di violenza e di grottesca tensione.

Ma l’esorcismo, ci dice padre Taraborelli, non è poi così «romantico» come vogliono farci credere. Secondo il dettato della tradizione, il prete, dopo essersi confessato, indossa tunica e stola. Fa poi inginocchiare davanti a sé il posseduto e getta su di lui, come su tutti gli astanti presenti, l’acqua benedetta. Comincia poi a recitare una lunga serie di preghiere, comprese le interminabili litanie dei santi (Sancte Stephane ora pro nobis, Sancte Laurenti ora pro nobis, Sancte Vincenti ora pro nobis, Omnes sancti Martyres orate pro nobis, Sancte Silvester ora pro nobis…) ed il padre nostro. Il colpo di grazia dovrebbe essere assestato dall’esortazione finale che invita il sozzo spirito ad allontanarsi, insieme a tutti i suoi eventuali compagni demoni, dal corpo del posseduto.