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Como. Senza lavoro, la moglie malata, dà fuoco alla casa: 3 figlie morte, una gravissima

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Como. Senza lavoro, la moglie malata, dà fuoco alla casa: 3 figlie morte, una gravissima

ROMA – Como. Senza lavoro, la moglie malata, dà fuoco alla casa: 3 figlie morte, una gravissima. Ci ha provato prima un vicino di casa ad entrare nell’appartamento all’ultimo piano della palazzina di San Fermo della Battaglia (Como) già avvolto dalle fiamme: troppo forte il fumo, troppo ingombranti i calcinacci della parete crollata. Quando finalmente soccorritori del 118 e vigili del Fuoco sono entrati hanno assistito a una scena il cui strazio non dimenticheranno mai più: un uomo già morto, quattro bambine tra i tre e i dodici anni agonizzanti, i corpicini completamente ustionati.

Aperta una breccia, i pompieri hanno trovato ammucchiati stracci, coperte e lenzuola: è l’indizio più concreto che il padrone di casa, un marocchino di 49 anni, ha dato fuoco all’appartamento. Uccidendo, questo il drammatico referto più aggiornato, tre delle sue figlie. La quarta, una bambina di 5 anni, lotta tra la vita e la morte: i medici sono riusciti a riavviare le funzioni cardiache, il cuore ha ripreso a battere ma quella sospensione potrebbe aver compromesso gravemente le funzioni cerebrali.

Restano dunque questa bambina, cui vanno le preghiere di tutti, e sua madre, di cui non è stata fornita l’identità, ma di cui si conoscono le condizioni critiche in cui versa. Non era in casa solo perché è ricoverata in un ospedale specializzato dove cercano di curare e alleviare il suo stato depressivo. Una famiglia difficile quella di San Fermo.

L’uomo aveva chiesto aiuto ai Servizi sociali del Comune di Como dicendo che non era in grado di lavorare perché costretto ad accudire i figli rimasti senza la mamma. L’appartamento è proprietà di un ente benefico che si occupa di casi di indigenza e marginalità. E, secondo le prime testimonianze, l’uomo avrebbe perso il lavoro, accumulando una disperazione a questo punto rivelatasi insostenibile. Altre testimonianze, quella di una vicina di origine ugandese che ci ha parlato l’ultima volta un anno fa, affacciano una verità che sarebbe atroce: aveva paura che, data la sua situazione economica disperata, i servizi sociali gli avrebbero tolto le figlie.

È disperata Agnes Oketayot, ugandese da 13 anni residente a Como, e mamma di una compagna dell’asilo di una delle bambine rimaste coinvolte nell’incendio: «L’ultima volta che l’ho sentito il papà dei bimbi è stato un anno e mezzo fa — racconta —. Era in attesa di una risposta da parte del Tribunale dei Minori perché aveva chiesto un aiuto al giudice, temeva che glieli portassero via. Non lavorava da diverso tempo e da quando la mamma era ricoverata in ospedale stava sempre con i bambini. Accettava tutti i lavori, anche il lavapiatti, ma faceva fatica. Una volta mi ha detto che non aveva nemmeno il latte per la piccola. Allora sono andata a prendere 12 litri di latte per la bimba e glieli ho portati. A lui veniva quasi da piangere». Anche l’auto della famiglia è ferma in strada perché «è senza assicurazione». A dare la notizia è stata la cuoca dell’asilo dove andavano le tre figlie e il figlio della famiglia: «Nell’ultimo periodo i bambini non andavano più a scuola perché il padre non aveva più i soldi per pagare la mensa e lo scuolabus». (Anna Campaniello, Corriere della Sera)

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