Coronavirus contagi: ieri uno ogni 35 secondi. Questo il week-end peggiore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Marzo 2020 9:56 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2020 9:56
Coronavirus contagi Italia: ieri uno ogni 35 secondi. Questo il week-end peggiore

Coronavirus contagi: ieri uno ogni 35 secondi. Questo il week-end peggiore (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Coronavirus contagi: ieri giovedì 12 marzo sono stati comunicati i dati relativi alla velocità del contagio del giorno precedente. Eccola la velocità: un contagio ogni 35 secondi. Solo pochi giorni fa, non più di tre, la velocità era di un contagio al minuto. Coronavirus accelera e continuerà a farlo: ci si aspetta il week-end peggiore dal punto di vista della conta dei contagiati. Accelera coronavirus perché in questi giorni si registrano coloro che si sono ammalati prima del tutti a casa e tutto chiuso. Accelerazione attesa, messa appunto in conto. Ma non per questo meno impressionante.

Ad ieri i casi conclamati di coronavirus in Italia erano circa 15 mila. Circa mille i morti, 1250 i guariti. Ieri i nuovi contagiati circa 2.500, appunto uno ogni 35 secondi. La speranza e l’obiettivo sono un percorso per così dire cinese dell’epidemia italiana. Ieri in Cina otto (!) contagi e il conteggio dei guariti all’ottanta per cento del complessivo dei contagiati. In termini epidemiologici noi siamo temporalmente indietro di circa 40 giorni rispetto alla Cina. Quindi, se va come in Cina, alla fine di aprile in Italia si ferma il contagio. Si ferma, non azzera e cancella.

L’Italia e l’Europa però non sono la Cina, il sistema sociale e la cultura occidentali (e anche gli strumenti di reale governo) non consentono di fare come in Cina. Quindi ai 40 giorni di ritardo nel tempo epidemiologico va probabilmente aggiunto un delta socio politico. Vuol dire che l’aprile diventa maggio. In Italia non il cessata è la guerra ma l’uscita dal bunker è appuntamento che gli addetti ai lavori fissano a maggio. Maggio se tutto va secondo possibili previsioni, se non intervengono ulteriori disastri, tipo ondata di contagio di ritorno da altri paesi. C’è chi estende questo maggio ad una più vasta estate e formula un se va tutto bene ne usciamo in estate. Considerando e calcolando che in Cina il contagio è ad oggi quasi fermo ma la vita normale è tutt’altro che riavviata.

Coronavirus in Italia, ci sono cifre che ci dicono qualcosa di importante. Tamponi effettuati circa 86 mila. Contagi accertati via tampone circa 15 mila. Cioè circa il 20 per cento della popolazione sottoposta a tampone il coronavirus ce l’ha. Ovvio da quando si fa il tampone solo ai sintomatici. Ma 20 per cento è cifra alta, due su dieci di quelli che hanno sintomi quali tosse e febbre hanno il coronavirus (ci si può consolare sul fatto che otto su dieci di chi ha tosse e febbre non l’hanno contratto). 

I guariti sono 1250 su 15 mila, tra l’otto e il nove per cento. I morti sono circa mille su quindicimila, circa il sette per cento. Dati da combinare col il dato ultimo di un contagio ogni 35 secondi. Che ci dicono tutti insieme? Che in Italia con estrema e quasi documentata probabilità ci sono da molte settimane, forse quasi due mesi, molti che hanno contratto il coronavirus, molti, molti di più dei 15 mila censiti. Molti che per loro fortuna hanno avuto sintomi lievi o zero sintomi. Molti che hanno creduto, insieme ai loro medici, fosse influenza, magari pesante. Molti che erano contagiati ma lievemente malati. Contagiosi ma normalmente in giro. Dicono i numeri che dobbiamo smaltire questa massa. E ci vuole tempo. E che dobbiamo impedire questa massa si moltiplichi, stando a casa durante quel tempo.