Coronavirus. Test sierologici per scoprire immunizzati: tracceranno la geografia delle riaperture

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2020 9:52 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2020 9:52
Coronavirus. Test sierologici per scoprire immunizzati: tracceranno la geografia delle riaperture

Coronavirus. Test sierologici per scoprire immunizzati (Ansa)

ROMA – Test sierologici di massa per capire quanti si sono immunizzati, dove e a che età. Scoprire la concentrazione di persone che hanno sviluppato gli anticorpi contribuisce in maniera decisiva a monitorare la diffusione del coronavirus territorio per territorio. Soprattutto, consentirà, quando con cautela e gradualità si allenterà il lockdown, di calibrare le diverse modalità di riapertura. Permetterà cioè di stabilire con criteri epidemiologici accurati, chi potrà tornare al lavoro prima. A seconda dell’età, della residenza, del grado di immunità di gregge complessivo in quell’area. 

Un prelievo di sangue per mappare gli immunizzati

Stiamo parlando di test sierologici, cioè semplici prelievi del sangue. Al passaggio del virus, infatti, la risposta immunitaria dei soggetti colpiti lascia una traccia nel sangue, un’impronta: la presenza di immunoglobine Igm e Igg. Gli anticorpi cioè che hanno permesso di contrastare il virus, senza sintomi o con la guarigione. Se quei marcatori naturali sono accesi – quindi sieropositivi – lì c’è un immunizzato. Scopriremo, si spera, che i contagiati sono molti di più, magari addirittura di un ordine di grandezza matematica, di quelli registrati: sapere che i morti sono 10mila su centomila è affatto diverso da diecimila su un milione.

Locatelli: “Tre aree a diversa incidenza epidemica”

“Il metodo con cui verranno condotti questi studi sarà solido, robusto epidemiologicamente e statisticamente. Considerando le diverse aree del Paese: ce ne sono tre con diversa incidenza epidemica. Si considereranno anche le fasce d’età, in modo da avere una distribuzione bilanciata e le informazioni saranno di primaria importanza”, ha dichiarato Franco Locatelli, componente del Comitato tecnico scientifico (Cts).

“Il ruolo della identificazione di una sieropositività serve più per definire il tasso di sieroprevalenza, quindi di diffusione dell’infezione, e anche per avere poi un’idea che ci consentirà di ottenere informazioni utili per valutare il rapporto tra soggetti sintomatici piuttosto che asintomatici”.

“Numero contagi 10 volte superiore (se non 30/40)”

“Il dato ufficiale fornito oggi in Italia è di circa 100mila contagi, ma tutti ormai sono concordi nel ritenerlo sottostimato –  conferma Matteo Bassetti, infettivologo e direttore della clinica di Malattie Infettive del San Martino -. Qualcuno parla di casi 10 volte superiore, e non 30-40 volte. Si parlerebbe di qualche milione di contagiati, tenendo conto anche di asintomatici e di chi ha sintomi lievi, ed è fondamentale fare uno studio approfondito ed esteso per capire come stiamo andando e dove stiamo dando e capire la reale letalità di questo virus. Il 10% mi pare francamente eccessivo. Senza voler banalizzare, affatto, le persone che hanno perso la vita, un conto è se i 10mila morti sono su 100mila contagi, un conto è se si calcola su qualche milione di contagi”. (fonte Ansa)