Corte dei Conti: “8 per mille alla Chiesa va rinegoziato”. Inoptato supera scelta

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Novembre 2014 - 13:18 OLTRE 6 MESI FA
Corte dei Conti: "8 per mille alla Chiesa va rinegoziato". Inoptato supera scelta

Corte dei Conti: “8 per mille alla Chiesa va rinegoziato”. Inoptato supera scelta

ROMA – Corte Conti: “8 x mille alla Chiesa va rinegoziato”. Inoptato supera scelta. E’ “opportuna una rinegoziazione” del sostegno finanziario che arriva con l’8 per mille alle confessioni religiose. Lo dice la Corte dei Conti in una delibera appena pubblicata. Un sistema quello dell’8 per mille che assorbe 1 miliardo l’anno e che non risulta rispettoso “dei principi di proporzionalità, volontarietà e uguaglianza”.

“I beneficiari – spiega la Corte dei Conti – ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata. Su ciò non vi è un’adeguata informazione, benché coloro che non scelgono siano la maggioranza e si possa ragionevolmente essere indotti a ritenere che solo con un’opzione esplicita i fondi vengano assegnati”.

I contributi alle confessioni ”risultano ingenti, tali da non avere riscontro in altre realtà europee, avendo superato ampiamente il miliardo di euro per anno, e sono gli unici che, nell’attuale contingenza di fortissima riduzione della spesa pubblica in ogni campo, si sono notevolmente e costantemente incrementati. Nonostante ciò, la possibilità di accesso all’8 per mille per molte confessioni è oggi esclusa per l’assenza di intese, essendosi affermato un pluralismo confessionale imperfetto. Manca trasparenza sulle erogazioni: sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, infatti, non vengono riportate le attribuzioni alle confessioni, né la destinazione che queste danno alle somme ricevute”.

Ma la magistratura contabile sottolinea anche che “non ci sono verifiche sull’utilizzo dei fondi erogati, nonostante i dubbi sollevati dalla Parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei su alcune poste e sulla ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi, né controlli sulla correttezza delle imputazioni degli optanti, né un monitoraggio sull’agire degli intermediari”.

Ma anche il comportamento ‘pubblico’ è in qualche modo censurabile: “lo Stato mostra disinteresse per la quota di propria competenza, cosa che ha determinato la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore, dando l’impressione che l’istituto sia finalizzato solo a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni”.