Daniele Belardinelli: l’agguato, i coltelli, il morto. Poi San Siro vergogna. Curva da chiudere

di Riccardo Galli
Pubblicato il 27 Dicembre 2018 12:58 | Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre 2018 14:19
Daniele Belardinelli: l'agguato, i coltelli, il morto. Poi San Siro vergogna. Curva da chiudere

Daniele Belardinelli: l’agguato, i coltelli, il morto. Poi San Siro vergogna. Curva da chiudere

ROMA – Daniele Belardinelli, la vittima, il morto è questo uomo di 35 anni. E’ morto investito da un automezzo, probabilmente un mini van. Ma non è stato un incidente stradale, una combinazione del caso, sfortuna, imprudenza. Il mini van probabilmente fuggiva, fuggiva da un agguato cui è più che probabile Daniele Berardinelli avesse partecipato, stesse partecipando, fosse andato lì per questo.

Lì è dalla parti di Via Sant’Elena, zona via Novara. Dietro una collinetta un’ora prima della partita un centinaio di ultra interisti. Mica ultra da poco, ultra militanti, organizzati e tenaci. Alcuni di loro come Belardinelli allo stadio non ci possono entrare, sono colpiti da Daspo, divieto di pubblica sicurezza. Ma intorno alla stadio ci stanno.

A far cosa? Il tifo? Non proprio. Secondo le prime ipotesi della Questura sono là ad aspettare napoletani. Aspettarli per punirli. Punirli di essere saliti a Milano. In arrivo è una piccola colonna di mini van pieni di napoletani di tifo e di accento. E’ possibile, lo ipotizza sempre la Questura, che anche tra loro non tutti siano  qui a Milano solo per guardare giocare al calcio. I mini van infatti provano ad eludere controlli e blocchi di polizia. Ma potrebbe essere anche solo voglia di far presto.

I mini van si fermano, i napoletani scendono e parte l’attacco della tribù nemica. Attacco organizzato e pianificato. Attacco senza pietà e mezzi termini: coltelli, perfino una roncola. Uno, due, tre, quattro invasori napoletani accoltellati, l’agguato-attacco sta riuscendo in pieno. Ma quelli dei mini van risalgono in auto, provano a scappare. O forse anche a mettere sotto gli assalitori. Belardinelli finisce investito e morirà poche ore dopo in ospedale.

Nel frattempo a san Siro si gioca, è Inter-Napoli. partono robusti e nutriti buu contro il negro e napoletano Koulibaly. L’altoparlante avverte: non si fa, è incivile, si rischia…E la voce dall’altoparlante, l’avviso a smetterla con i buu anti negro vengono sommersi di fischi. Presi in giro, rifiutati, sbeffeggiati i richiami e gli avvisi. Chiara e forte la voce di un bel po’ di stadio: non ce ne frega niente delle vostre regole.

E qui scatta e si compie la vergogna di San Siro: chi dovrebbe e chi può fa finta di non vedere e sentire. Non solo i buu anti negro, fanno finta di non sentire i fischi di massa agli avvisi anti buu. Non per Koulibaly o per chiunque abbia la pelle scura in campo, arbitro e commissari vari delle varie organizzazioni del calcio e anche responsabili dell’ordine pubblico dovrebbero per se stessi, per la loro dignità e funzione sospendere la partita. Invece tollerano i fischi ai loro stessi avvisi. E accettano di far la parte di coloro che di fatto dicono: dobbiamo fare questa scena anti razzismo, ma mica ci crediamo sul serio.

E’ la vergogna di San Siro dentro lo stadio. Mentre fuori appena un’ora prima si è consumata la ferocia tribale e assassina. Il Questore parla di “azione squadrista” fuori dello stadio e chiede la chiusura della Curva interista. Il capo della Procura della Federazione Gioco calcio dice che “la partita andava sospesa”. Molti si mascherano dietro l’alibi tanto universale quanto tenue della non sospensione per motivi di ordine pubblico.

La rassicurante vice tecnica (così si dice) di Sky comunica a tutti quelli che non sono a San Siro e dintorni e stanno guardando la tv che “non sono tifosi”. Non sono tifosi quelli che fanno buu ai negri, non sono tifosi quelli che fischiano gli avvisi, appelli e regole anti razzismo e potendo ci farebbero di peggio sopra, non sono tifosi quelli che preparano agguati, non sono tifosi quelli dei cori da curva…Nel calcio, nel malcalcio italiano deve esserci un’invasione dei non tifosi, gli stadi e dintorni sono soprattutto e quasi sempre cosa e casa loro.