Desirée Mariottini, convalidato fermo dei 3 africani. Il nigeriano: “Era una bambina, non l’avrei mai sfiorata”

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 ottobre 2018 15:22 | Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2018 17:26
Desirée Mariottini, convalidato fermo dei 3 africani. Il nigeriano: "Era una bambina, non l'avrei mai sfiorata"

Desirée Mariottini, convalidato fermo dei 3 africani. Il nigeriano: “Era una bambina, non l’avrei mai sfiorata”

ROMA – “Era una bambina, non mi sarei mai permesso di sfiorarla”. Così avrebbe detto al suo avvocato Alinno Chima, nigeriano di 40 anni, uno dei tre africani arrestati per la morte di Desirée Mariottini. Per tutti e tre il gip di Roma ha convalidato il fermo: il giudice si è riservato di decidere nelle prossime ore in merito all’emissione della misura cautelare. 

Nel corso degli interrogatori di garanzia, secondo quanto si apprende, l’unico a rispondere alla domande del gip è stato il senegalese Mamadou Gara, mentre il suo connazionale Brian Minteh ha puntato il dito contro altri: “Io non c’entro nulla con questa storia. Non sono stato io, sono stati altri”, ha detto al gip facendo i nomi di altre persone. Nominativi su cui gli investigatori dovranno effettuare ulteriori accertamenti e verifiche. Il nigeriano Alinno Chima ha invece deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

“Non mi sarei mai permesso neanche di sfiorare Desirée perché si vedeva che era una bambina”, avrebbe detto quest’ultimo al suo avvocato Tina Tenga. Ma dinanzi al gip non ha proferito parola. “Il mio assistito – ha spiegato il suo difensore – oggi ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere perché non è in grado di capire di che cosa è accusato”.

Nei confronti dei tre fermati la Procura contesta i reati di omicidio, violenza sessuale e cessione di stupefacenti. Stessi reati che dovrebbero essere contestati anche al quarto uomo, Yusif Sali, cittadino ganese, bloccato ieri a Foggia e trovato anche in possesso di 11 kg di droga. La sua posizione è ancora al vaglio degli inquirenti per capire il ruolo che ha avuto nella vicenda.

I primi tre fermati sono due senegalesi, irregolari in Italia, Mamadou Gara di 26 anni e Brian Minteh di 43. Il terzo è Alinno Chima, nigeriano di 40 anni. Hanno tutti e tre precedenti per spaccio di droga.

Altri dettagli sulla orribile morte di Desirée li ha forniti Noemi Cometto, ascoltata in Questura dagli agenti della Squadra Mobile il 24 ottobre: “Desirée è stata violentata per divertimento da quattro adulti dopo avere assunto eroina”. Ha fatto i nomi di due di loro: “Pako e Ibrahim”. Pako sarebbe Mamadou Ghara, 27 anni, il primo a essere fermato, tre giorni fa. “Conoscevo Desirée, avevamo una storia, mi aveva detto di essere più grande, di avere 22 anni” avrebbe detto agli agenti. E ancora: “Sì, abbiamo avuto un rapporto sessuale, ma non l’ho stuprata. Quando sono andato via era ancora viva”. 

La dichiarazione più pesante arriva dal testimone Di Leo: “Un giovane africano di cui non ricordo il nome mi ha confidato che lui si trovava dentro al capannone… avrebbe visto Desirée deceduta con gli abiti strappati. Mi diceva che alla sua presenza la giovane si è sentita male quindi le hanno dato acqua e zucchero poi visto che diventava cianotica veniva adagiata su un devano e moriva”. Un altro dei presenti ha detto agli inquirenti di essere entrato “all’interno dello stabile, ho sentito una ragazza che piangeva e urlava frasi come: “Voi l’avete uccisa, voi l’avete violentata” e si rivolgeva a tre uomini chiamandoli per nome: Pako, Sisko e Ibrahim”. Ha anche detto di avere visto una ragazza che “sembrava dormire” su un piccolo letto, semicoperta “alla presenza di 5 o 8 persone di varia nazionalità oltre ai tre già detti”. Dopo, i tre “con molta fretta andavano via. Pako portava una borsa in spalla, uno degli altri aveva con sé una valigia”.

I pm non hanno dubbi. Nel decreto di fermo scrivono che Desirée sarebbe stata “prima drogata e poi sottoposta a ripetuti rapporti sessuali non consenzienti”, come provato anche da “varie lesioni riscontrate sul corpo e sulle parti intime”. Dodici ore di agonia che l’avrebbero portata alla morte. I sospettati avrebbero “anche impedito il soccorso della ragazza ad altre persone presenti cagionandone così la morte”.