Dimissioni Ratzinger. Può essere Papa anche un laico. Purché maschio e celibe

Pubblicato il 14 Febbraio 2013 11:57 | Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio 2013 12:41
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Dimissioni Ratzinger. Può essere Papa anche un laico. Purché maschio e celibe

ROMA – Dimissioni Papa. Forse non sapevate che può essere eletto pontefice anche un laico. Non tutti, però: bisogna essere maschio e celibe. Si può essere perfino non battezzati, è sufficiente aver manifestato l’intenzione di farlo prima della nomina. Le norme per l’elezione al soglio pontificio, nonostante conservino  un profilo di continuità e immutabilità nei secoli, possono essere oggetto di parziali revisioni, come è successo con le riforme di Paolo VI (motu proprio Ingravescentem Aetatem) e successivamente con lo stesso Ratzinger nel 2007. Il primo introdusse il limite di età di 80 anni per partecipare al conclave, il secondo la maggioranza qualificata, i due terzi, necessaria per l’elezione del nuovo Papa.

Queste riforme, però, riguardano l’elettorato attivo, cioè stabiliscono i requisiti per cui un cardinale può essere anche elettore. Le norme sull’elettorato passivo, e cioè i requisiti che devono essere conseguiti per poter essere eletto, quelle sì sono rimaste le stesse, immutabili nel corso della millenaria storia della Chiesa. Quindi, ripetiamo, non è indispensabile essere vescovo, o semplicemente essere ordinato sacerdote, per ambire alla nomina di Romano Pontefice della Chiesa cattolica, vescovo della Diocesi di Roma, nonché sovrano assoluto dello Stato della Città del Vaticano.

Nel caso un laico, maschio, celibe e intenzionato a farsi battezzare venga nominato Papa, questi, una volta accettata la nomina, viene di conseguenza consacrato vescovo, in particolare vescovo della diocesi di Roma. Considerando le dure critiche del dimissionario Benedetto XVI espresse sulle divisioni che “hanno deturpato il volto della Chiesa”, tra scandali finanziari, egoismi, lotte di potere, nulla osterebbe, almeno sul piano del diritto, all’elezione di un laico esterno al governo dei cardinali, nulla vieterebbe ai cardinali stessi di nominare un “commissario”.