Gallura, gip: “Angelo Frigeri non può aver agito da solo. Ma può farlo ancora”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Maggio 2014 0:34 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2014 0:40
Gallura, gip: "Angelo Frigeri non può aver agito da solo. Ma può farlo ancora"

La scena del crimine (Foto Ansa)

TEMPIO PAUSANIA – Angelo Frigeri non può aver agito da solo, può commettere ancora lo stesso reato e può inquinare le prove. Sono queste, in estrema sintesi, le motivazioni che hanno portato il Giudice per le indagini preliminari di Tempio Pausania, Marco Contu, ad emettere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’operaio di 32 anni fermato per l‘omicidio di Giovanni Maria Azzena, della moglie Giulia Zanzani e del figli Pietro, di 12 anni. 

Angelo Frigeri per ben due volte ha confessato di essere l’autore del triplice omicidio, ha spiegato il Gip nell’ordinanza, riferendosi ai vari interrogatori a cui l’operaio indagato si è sottoposto. Inizialmente ha detto di

“essersi recato a casa della famiglia Azzena quel giorno per cambiare il filo dell’antenna e per lavorare su un lampadario e di aver assistito agli omicidi”.

E ha incolpato della strage una terza persona di cui non ha fatto il nome. Un nominativo che però era presente, secondo quanto dichiarato da Frigeri, nel quaderno poi prelevato nel negozio dei coniugi ucciso. L’operaio, scrive il Gip,

“precisava che il tutto era stato pianificato e che l’autore degli omicidi era stato fatto entrare in casa da lui e che egli non aveva fatto nulla per impedire la commissione degli omicidi stessi”.

Nello stesso interrogatorio l’indagato ha poi cambiato versione. Anche nell’interrogatorio successivo il tuttofare “ribadiva di essere l’autore dei tre omicidi”, ma non spiegava né le ragioni né il modo in cui aveva ucciso i tre.

Al momento, quindi, resta aperto tutto lo scenario investigativo, sia sul fronte del movente ancora tutto da decifrare, ma probabilmente legato ai prestiti con tassi usurai in cui era coinvolto il capofamiglia, sia sul fronte dei complici.

Il giudice ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare, ma non ha convalidato il fermo perché mancavano i presupposti oggettivi del pericolo di fuga.