Reclutavano malati negli ospedali, intestavano loro società ed emettevano fatture false: denunciati in 8

Pubblicato il 2 Luglio 2010 8:00 | Ultimo aggiornamento: 2 Luglio 2010 13:45

Guardia di FinanzaReclutavano negli ospedali, tra persone malate o con handicap, i prestanome per società costituite al solo fine di emettere fatture false: un’associazione per delinquere, attiva in alcune regioni del centro-nord, è stata smantellata dalla Guardia di Finanza di Genova.

L’associazione aveva realizzato un vorticoso giro di fatture false per quasi mezzo miliardo di euro e Iva evasa per 15 milioni di euro. Al termine di due anni e mezzo di indagini, i finanzieri hanno denunciato otto persone, che avevano messo in piedi un’ingegnosa ”frode carosello”, legata al commercio di prodotti informatici.

Le persone denunciate contattavano i prestanome negli ospedali prospettando facili guadagni se avessero accettato di diventare amministratori di società di comodo: secondo le indagini alla testa della “banda” c’era un importante grossista di prodotti informatici di Parma, che con un ”carosello” di fatture false e l’aiuto di altri cinque imprenditori, lombardi e piemontesi, avrebbe evaso Iva per almeno 60 milioni di euro.

Tra le altre persone individuate c’è la figlia di un malato terminale di tumore a Genova ed un paraplegico di 60 anni a Milano. Una terza persona, un anziano gravemente malato e ora deceduto, era stato invece avvicinato in un ospedale romano: a lui avevano intestato alcune società proprio in prossimità della morte. I tre sarebbero stati contattati da un uomo che proponeva l’affare delle società e delle fatture false come ”l’occasione della vita”.

Ai tre, tuttavia, non era dato di conoscere il volto dei componenti dell’organizzazione, che hanno sempre mantenuto l’anonimato. Una quarta persona è invece una vittima, dato che all’uomo era stata rubata l’identità. La stessa organizzazione, oltre ad intestargli società di comodo, aveva usato i suoi documenti per ottenere mutui per l’acquisto di abitazioni. Tanto che l’uomo, totalmente all’oscuro, si era visto pignorare la casa per debiti non onorati che lui non aveva mai contratto.

L’imprenditore di Parma, che nel 2007 aveva avuto un volume di affari complessivo di 160 milioni di euro, utilizzava le false fatture per regolarizzare l’ingresso nel suo magazzino della merce comprata all’estero, ma in realtà quelle fatture erano carta straccia perché all’erario quell’Iva non sarebbe mai arrivata. Così il grossista, risparmiando il 20% rispetto ai concorrenti, riusciva a mettere i suoi prodotti sul mercato a prezzi più vantaggiosi.