Lady Abelli, Milano perde il pelo ma non il vizio di Tangentopoli

Pubblicato il 4 Dicembre 2009 15:29 | Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2009 17:00

rosanna-gariboldi1Dopo Lady Poggiolini, e il suo pouf imbottito di carta moneta e le polemiche dello scorso anno su Lady Mastella, questa volta al centro della scena di quella che si può definire «la Tangentopoli milanese del nuovo secolo»  è finita Lady Abelli, da nubile Rosanna Gariboldi.

Nativa di Zerbolò in provincia di Pavia, la Gariboldi lavora per anni come impiegata al San Matteo di Pavia, fino a diventare capo ufficio della direzione amministrativa, dove conosce l’uomo che diventerà suo marito: il professor Luigi Tronconi, cardiologo, socialista, appassionato cacciatore. Siamo nel ’69, nascono i due figli, Pietro e Chiara. Presto il matrimonio va in crisi, la coppia si separa e i due bambini vanno a stare con la madre, che ha conosciuto nel frattempo il nuovo consigliere, quindi presidente, dell’ospedale: Giancarlo Abelli, un altro appassionato cacciatore, soprannominato il «Faraone», con una carriera tutta all’ombra della sanità. Consulente del presidente Roberto Formigoni, assessore regionale di Forza Italia, deputato Pdl e infine vice-coordinatore del partito, un gradino sotto Sandro Bondi.

Nel 2006 la Gariboldi entra in politica e diventa assessore provinciale di Pavia. Fino all’estate scorsa non era quasi mai apparsa sui giornali, tre righe in cronaca al massimo come sua pubblicistica. Si parla di lei come «la più bella assessora», i figli la descrivono come una «donna di gusto», con «grande attenzione agli arredi». Ma la sua vita, sempre all’ombra del marito, si rivoluziona il 20 ottobre scorso, quando finisce in carcere a San Vittore con Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche, sotto inchiesta per le operazioni sul nuovo quartiere milanese Santa Giulia-Montecity, e altre tre persone.

Le accuse dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, valutate dal gip Fabrizio D’Arcangelo, parlano di associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, al riciclaggio e all’evasione fiscale in relazione a 22 milioni di euro che, in parte provenienti dalla bonifica dell’area Montecity-Santa Giulia, sarebbero transitati su conti correnti di banche in paradisi fiscali e rientrati in Italia nelle casse di Grossi, anche in contanti portati dagli spalloni avvolti nei fogli di giornale.

Lady Abelli: da moglie riservata a persona che dimostra, scrive il Riesame, una «non comune professionalità dell’agire criminoso tale da garantire una elevatissima remuneratività». Parole durissime, specialmente se accostate a quell’altra, «riciclaggio». Del tutto sprovveduta, in fatto di investimenti, non sembra, se, assieme all’assessore lombardo all’Ambiente Massimo Ponzoni, ha creato la società La Perla srl per la costruzione a Meda del complesso Le Acacie (negozi, garage, case) e sempre con Ponzoni, l’altro assessore Massimo Buscemi e un ex assessore, Giorgio Pozzi, la società Pellicano srl, impegnata in una speculazione a Calbiate: partecipate dalle quali Lady Abelli si è chiamata fuori in luglio, cedendo le sue quote a finanziarie lussemburghesi, mentre il suo conto svizzero, a oggi, risulta chiuso.

Ma allora: zarina all’ombra del marito o ingenua oltre misura?