Irpinia, bus nella scarpata: assolto l’ad di Autostrade Giovanni Castellucci, 12 anni al proprietario del mezzo

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 gennaio 2019 12:20 | Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2019 15:57
Bus nella scarpata: assolto l'ad di Autostrade Giovanni Castellucci

Bus nella scarpata: assolto l’ad di Autostrade Giovanni Castellucci

ROMA – Assolto l’amministratore delegato di Autostrade, Giovanni Castellucci, per il tragico incidente del 28 luglio 2013, in Irpinia, nel quale persero la vita 40 persone a bordo di un bus precipitato nella scarpata dal viadotto Acqualonga, dell’autostrada A16. Dodici anni invece per Gennaro Lametta, il proprietario del bus che fu noleggiato da una comitiva di pellegrini di Pozzuoli, mai giunti a destinazione.

E’ la condanna più grave inflitta dal giudice monocratico di Avellino, Luigi Buono, che ha riconosciuto per lui l’omicidio colposo plurimo, il disastro colposo e il falso per la revisione del bus. Otto anni di reclusione sono stati inflitti anche alla funzionaria della Motorizzazione civile di Napoli, Antonietta Ceriola, mentre il collega Vittorio Saulino è stato assolto.

Tra i dirigenti di Autostrade per l’Italia, assieme all’ad Giovanni Castellucci, sono stati assolti anche Riccardo Mollo, Giulio Massimo Fornaci, Antonio Sorrentino, Michele Maietta e Marco Perna. Condannati a 5 anni di reclusione per disastro colposo e omissione in atti d’ufficio l’ex direttore di tronco Michele Renzi, Paolo Berti, Bruno Gerardi, Gianni Marrone. Sei anni di reclusione per Nicola Spadavecchia e Gianluca De Franceschi. 

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Castellucci era accusato, insieme ad altri 11 dirigenti e funzionari di Autostrade per l’Italia di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Secondo lʼaccusa il guard rail avrebbe dovuto tenere in strada il mezzo ma la mancata manutenzione avrebbe influito. Nei confronti di Castellucci la richiesta del pm Rosario Cantelmo era di 10 anni di reclusione. Ma i giudici di primo grado non ne hanno tenuto conto, assolvendolo. 

La rivolta dei familiari

“Vergogna, questa non è giustizia”, hanno gridato in tribunale i familiari delle vittime dopo la lettura della sentenza. “Assassino”, “venduti” e una serie di insulti irripetibili sono stati indirizzati ai giudici. I parenti delle vittime hanno bloccato l’aula e chiedono di incontrare il giudice.

Non sono bastate le condanne di alcuni dirigenti di Aspi a placare la loro rabbia. Alcuni degli imputati presenti e gli avvocati sono tutti barricati nell’aula e attendono di poter uscire, mentre la folla blocca l’uscita urlando.

Cosa accadde il 28 luglio 2013

I video dei telefonini raccolti raccontano di un viaggio di ritorno allegro, con i passeggeri che scherzano, parlano, qualcuno canta anche. Tutto accade alle 19,30 di domenica 28 luglio 2013. Il bus Volvo bianco percorre l’autostrada A16 Napoli – Canosa, imboccata al casello di Benevento, per dirigersi verso Napoli e poi a Pozzuoli, dove la maggior parte dei viaggiatori risiedeva. Ma il pullman guidato da Ciro Lametta, partito da Pozzuoli 3 giorni prima per andare a Telese Terme e Pietrelcina, a Pozzuoli non arriverà mai.

Superata l’uscita Avellino Est i passeggeri avvertono sotto il pianale del bus strani rumori, via via più forti. Il mezzo supera l’uscita di Avellino Ovest e comincia la lunga salita in territorio di Monteforte Irpino. C’è un tunnel e lì i rumori si avvertono distintamente. Nel bus cala il silenzio e i passeggeri cominciano a mugugnare e a chiedere all’autista di fermarsi e di controllare cosa stia accadendo. Ciro Lametta tira dritto. Ma dopo il tunnel comincia una lunga discesa, ed è in quel momento che un giunto dell’albero di trasmissione si rompe e trancia l’impianto frenante. Neppure il freno motore riesce a far rallentare la marcia. Nel pullman si scatena il panico.

Il Volvo Bianco non riesce a spostarsi sulla corsia di emergenza, urta varie auto, a oltre 100 chilometri orari urta per la prima volta la barriera del viadotto Acqualonga. Rimbalza, e poi tampona, sperona altre auto e ritorna contro la barriera, che per la seconda volta respinge il mezzo pesante, che continua a urtare altre auto. Ne colpirà dieci prima di arrivare quasi parallelo ai new jersey sterni del viadotto. L’ultimo impatto provoca il distacco della barriera, che quasi integra si stacca dal cordolo del ponte e precipita. Il bus resta sospeso per una manciata di secondi nel vuoto e poi precipita con l’avantreno che si incastra nel terreno della scarpata Acqualonga. Sono i secondi più lunghi della vita di 9 persone, gli unici sopravvissuti della comitiva di 49 persone.

Il rammarico di Autostrade.

Autostrade per l’Italia, nel ribadire nuovamente la più profonda e sentita vicinanza ai parenti delle vittime, esprime rammarico in merito alla sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale di Avellino nei confronti delle strutture tecniche della Direzione di Tronco di Cassino. I legali dei dirigenti e dei funzionari coinvolti si riservano la lettura delle motivazioni per ricostruire il percorso logico-giuridico seguito dal Giudice, a fronte delle solide argomentazioni difensive proposte dagli imputati nel corso del dibattimento che hanno dimostrato la correttezza del loro operato.

Autostrade per l’Italia ribadisce altresì che nel corso del dibattimento è emerso con chiarezza che la causa dell’incidente è riconducibile alle disastrose condizioni del bus – che viaggiava con un milione di chilometri, non aveva meccanica in ordine, non era mai stato sottoposto a revisione e aveva gli pneumatici usurati e non omologati, oltre che il sistema frenante non funzionante – e alla condotta dell’autista.