Istat 2020 più morti che nati: morti 700 mila, nati 400 mila. Differenza come nel 1918, anno della Spagnola

di Riccardo Galli
Pubblicato il 2 Febbraio 2021 10:55 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2021 10:55
Istat 2020: morti 700 mila, nati 400 mila. Differenza come nel 1918, anno della Spagnola

Istat 2020: morti 700 mila, nati 400 mila. Differenza come nel 1918, anno della Spagnola (Foto Ansa)

Istat 2020 pù morti che nati, relazione preliminare sullo stato demografico del paese, i dati a consuntivo potrebbero essere peggiori. Ma le anticipazioni dell’Istituto Nazionale di Statistica bastano e…avanzano. Il 2020 è stato, statisticamente e numeri alla mano, un anno di più morte e meno vita.

Istat 2020: morti a quota 700 mila

Settecentomila non sono tanti o pochi in assoluto, dipende ovviamente dalla densità demografica e dall’andamento standard della mortalità in una popolazione. Nel 2020 la base demografica italiana non è stata certo più ampia degli anni precedenti (meno immigrazione e meno nascite come trend consolidati). E, rispetto ai cinque anni precedenti, si registrano circa duecento (per l’esattezza 223) morti giornaliere in più.

Che, guarda caso, fanno con corrispondenza quasi millimetrica i 70 mila morti diagnosticati di Covid da febbraio a dicembre. Quindi, rispetto ai cinque anni precedenti, in Italia c’è stata una mortalità pari a quella di prima più la mortalità suppletiva da Covid. Totale stimato (mancano cifre definitive novembre-dicembre) appunto sopra 700 mila.

Istat 2020, meno vita: 400 mila i nati

I nati nel 2020: 400 mila o anche meno. Effetto di una consolidata tendenza a fare meno figli o a non farli affatto. Se poi pandemia abbia indotto a fare ancora meno figli è difficile e in qualche modo prematuro dire: nove mesi da marzo a dicembre, quindi una eventuale denatalità da insicurezza da pandemia si vedrà con i dati di dicembre 2020 e dei primi mesi 2021. Ma l’Istat questa denatalità suppletiva la intravede e già la segnala come fenomeno in atto anche se in attesa di registrazione.

Istat: la differenza tra morte e vita fa trecentomila

Trecentomila la differenza tra i 700 mila morti e i 400 mila nati. Una differenza che nella storia demografica italiana si è registrata in misura paragonabile in un solo anno: il 1918. L’anno, guarda caso, della pandemia, della sindrome respiratoria detta spagnola (non perché venisse dalla Spagna ma perché solo i giornali della Spagna non in guerra ne potevano parlare, quelli dei paesi belligeranti erano sottoposti a censura e la febbre che uccideva non doveva entrare nei resoconti e notizie, avrebbe spaventato le truppe).

Trecentomila la differenza tra morti e nati nel 2020, duecento morti al giorno nel 2020 in più che nella media degli ultimi cinque anni e, purtroppo, ancora molti più di trecentomila gli italiani che dicono che Covid non esiste e, se esiste, è poca cosa. Alcuni di loro riescono anche ad andare in tv o sui giornali. Non lo sanno ma tv, giornali e informazione che li ospitano all’ombra di una contrabbandata par condicio così facendo si assumono la responsabilità percentualmente minima, quasi infinitesima ma pur sempre responsabilità di qualcuna di quelle morti.