Ladri, hai saputo? Hanno messo il cane nel forno a microonde

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Maggio 2015 12:37 | Ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2015 12:37
Ladri, hai saputo? Hanno messo il cane nel forno a microonde

Ladri, hai saputo? Hanno messo il cane nel forno a microonde

MILANO – La storia inizia su un tram a Milano. La racconta una inorridita signora anziana alla sua vicina di posto. Racconta di un furto in casa sua, di sconosciuti che hanno rovistato tra le sue cose e rotto tutto. Ma la signora si dice “fortunata” perché quello che le è accaduto è poca cosa rispetto a quanto accaduto a una sua conoscente. Non fa nomi. La signora dice che sempre i ladri sono entrati in casa della sua conoscente e avendo trovato ben poco da rubare si sono vendicati in modo atroce: le hanno preso il cagnolino e glielo hanno cotto nel forno a microonde.

La storia in questione circola di bocca in bocca e da qui a finire sui social network è un attimo. Viene postata e ripostata sulle bacheche. Piovono commenti inorriditi, insulti. Tutto il vario campionario dei commentatori del web. Solo che la storia in questione è una bufala. E’ quasi un modello di storia che di volta in volta si ripropone con differenze minimali in diverse città.

Alla fine la storia in questione arriva alle orecchie di un giornalista de La Stampa, Marco Belpoliti, che fa il suo mestiere. Controlla. E scopre, per esempio, che la stessa identica storia circola a Chivasso.  Anche qua la sequenza è simile: anziana sola, bottino magro, cane piccolo e cotto in forno. Sul web è tutto vago come si conviene in casi così: non ci sono nomi e il fatto è collocato diversi mesi prima rispetto a quando si scrive.

Si tratta anche in questo caso di una bufala come certifica il sito dedicato a smascherare le notizie false che circolano su internet bufale.net. Bufala, come spiega Belpoliti, di origini antiche:

 tratta probabilmente di una leggenda metropolitana, simile a quella che è apparsa a inizio anno nel cuneense sull’avvelenamento dei cani e veicolata su Facebook, di cui ha parlato su queste pagine in gennaio Michele Brambilla. La notizia si è rivelata falsa, grazie al lavoro di un collaboratore de La Stampa, Francesco Doglio, che è andato a verificare di persona.
Sono tutte leggende metropolitane come le ha chiamate negli anni Ottanta uno studioso americano di folclore, Jan Harold Brunvand. Storie che si diffondono di bocca in bocca, almeno fino prima dell’arrivo di Internet e dei social network, su cui Brunvard ha scritto diversi libri alcuni dei quali tradotti in italiano

Ricorda Belpoliti che di bufale, a modo suo, si occupò anche Italo Calvino:

Prima della apparizione dello studio di Brunvand in italiano, Italo Calvino ha raccontato su la Repubblica nell’agosto del 1980 un’analoga storia: «La mano che ti segue». Tornando a casa una notte lungo i boulevards parigini, dalle parti della Bastiglia, una giovane ragazza in automobile viene affiancata da due motociclisti in tuta di cuoio. Hanno pesanti catene di ferro e iniziano a colpire la fiancata della macchina. Il racconto prosegue con il tentativo della ragazza, che è sola sulla strada, non ci sono passanti o autoveicoli in giro, di sottrarsi all’assalto dei motociclisti. Calvino racconta benissimo l’angoscia della ragazza. In un ultimo scatto a un semaforo, lei percepisce di aver colpito qualcosa, sente qualcosa di strano nel veicolo. Semina gli inseguitori e arriva nel garage sotterraneo. Scende e si accorge che una delle catene dei motociclisti è rimasta impigliata nella ruota. Al termine c’è qualcosa. Si china e vede l’oggetto: una mano. Un polso troncato stretto al braccialetto d’acciaio cui è legata la catena. Chiama la polizia. Cercano negli ospedali l’uomo, ma nessuno è stato ricoverato per la mutilazione dell’arto superiore.

La storia è stata raccontata allo scrittore da un suo conoscente. Calvino dice di aver fatto delle indagini e presume che sia vera, ma la sente raccontare anche da altri e in altri quartieri di Parigi. Una leggenda metropolitana?, si chiede. La sua opinione è che sia una storia che si ripete nella realtà, tale e quale in diverse città, una storia «dove tutti gli elementi in questione sono presenti e basta poco perché si combinino in questa sequenza, come una composizione chimica in una provetta, così come si ripetono intorno a noi tante storie più raccapriccianti e insensate di questa».
In realtà questa storia della mano ha anche un’origine colta: si trova in una novella di Gérard de Nerval, «La mano incantata», del 1832, e anche in un racconto di Guy de Maupassant, «La mano», dell’anno seguente, inclusa da Calvino in un libro da lui curato, «Racconti fantastici dell’Ottocento» (Mondadori 1983).