Lara Comi, l’accusa: “Giovane ma già esperta di tangenti”. Era la pupilla di Berlusconi

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 Novembre 2019 11:29 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2019 11:29
Lara Comi, l'accusa: "Giovane ma già esperta di tangenti". Era la pupilla di Berlusconi

Lara Comi in una foto d’archivio Ansa

ROMA – “Un’esperienza criminale non comune, nonostante la giovane età”. Così il gip di Milano Raffaella Mascarino ha scritto nell’ordinanza di arresto di Lara Comi, coinvolta nel secondo filone dell’inchiesta Mensa dei poveri. Con lei, ai domiciliari, è finito anche l’imprenditore Paolo Orrigoni, titolare della catena di supermercati Tigros ed ex candidato della Lega a sindaco di Varese. In carcere Giuseppe Zingale, ex direttore dell’Agenzia per il lavoro Afol. 

Comi, 36 anni, ha iniziato la carriera politica a soli 19 anni come portavoce di Forza Italia a Saronno, poi è stata assistente di Maria Stella Gelmini e per 10 anni eurodeputata. La prima volta che ha messo piede a Bruxelles aveva 26 anni. Giovane, ma già esperta di tangenti, secondo l’accusa.

“Nonostante la giovane età”, scrive il gip, l’ex eurodeputata di Forza Italia ed ex pupilla di Berlusconi, avrebbe “mostrato nei fatti una non comune esperienza nel far ricorso ai diversi collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche, all’incameramento di finanziamenti illeciti”.

Il tutto, sostiene sempre il gip, “attraverso la retrodatazione di quota parte degli esborsi erogati per lo svolgimento di consulenze, attraverso l’ingiustificato aumento di emolumenti di cui chiede il rimborso all’ente di appartenenza, attraverso la predisposizione di consulenze fittizie attraverso la cui remunerazione mascherare l’ottenimento di finanziamenti illeciti”. 

Di qui la misura degli arresti domiciliari per lei risulta idonea, secondo il magistrato, rispetto ai reati contestati, vista la “refrattarietà dimostrata dalla Comi in merito al rispetto delle regole”. Inoltre Comi potrebbe ripetere le condotte che le vengono contestate “in una pluralità di scenari che non presuppongono necessariamente l’attuale copertura di una pubblica funzione”.

Comi, sostiene il gip, avrebbe inoltre mostrato una “peculiare abilità” nello “sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre dal munus publicum di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità”.

Per il giudice Mascarino i reati contestati agli indagati, tra cui l’ipotesi di presunta truffa ai danni del parlamento europeo e finanziamento illecito – evidenziano “un quadro di grave allarme sociale”. Gli indagati con “spregiudicatezza e disinvoltura” avrebbero agito con l’obiettivo di “beneficiare di favori in ragione della funzione pubblica esercitata o del sistema di relazioni ad essa funzionali, con conseguente sviamento dei poteri pubblici conferiti in favore del soddisfacimento di interessi personali”.

Lara Comi risponde di tre vicende. La prima riguarda due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società, la Premium Consulting Srl, con sede a Pietra Ligure (Savona), da parte di Afol e, in particolare, dal dg Zingale, “dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale”, come riportato negli atti depositati nella tranche principale. Circostanza messa a verbale da Maria Teresa Bergamaschi, avvocato e stretta collaboratrice dell’ex eurodeputata in un interrogatorio del 14 maggio: “Il 15 dicembre 2018 mi arrivò un messaggio di Lara Comi (…) mi scriveva ‘Zingale vorrà un regalo di Natale'”. E aggiunse : “Mi parlò della necessità di pagare in vista dell’estensione dell’incarico una cifra di 10 mila euro a Zingale”.

L’esponente di Forza Italia è accusata anche di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro dall’industriale bresciano titolare della Omr holding e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti. Il versamento sarebbe stato effettuato in vista delle ultime elezioni europee e per una consulenza basata su una tesi di laurea scaricabile dal web dal titolo “Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè”.

Nel terzo episodio (ipotesi di truffa aggravata al Parlamento europeo) è coinvolto anche il giornalista Andrea Aliverti, che collaborava con Comi come addetto stampa, con compenso di mille euro al mese, rimborsati dall’Europarlamento. Interrogato dai pm ha dichiarato di avere ricevuto un aumento a tremila euro, con l’obbligo di restituirne duemila a FI per pagare le spese della sede che Comi non pagava.

Fonte: Ansa, Adnkronos