La clinica della fede dove si “cura” l’omosessualità. il dottore è Luca Di Tolve

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Giugno 2015 9:38 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2015 11:13
Luca Di Tolve "era gay" (Povia) e oggi cura l'omosessualità in un convento

Luca Di Tolve “era gay” (Povia) e oggi cura l’omosessualità in un convento

ROMA –  Luca Di Tolve “era gay” (Povia) e oggi cura l’omosessualità in un convento. “L’omosessualità non esiste e voi non siete gay, siete solo persone che hanno un problema”: è il primo punto che insegna Luca Di Tolve nei suoi corsi con cui aiuta i partecipanti a guarire dall'”abominio” dell’omosessualità. Siamo al centro di spiritualità di Sant’Obizio arrampicato sulle montagne dalle parti delle terme di Boario in provincia di Brescia, un convento messo a disposizione dalla  Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth.

Il guaritore Di Tolve ebbe il suo quarto d’ora di celebrità grazie alla canzone che Povia portò al festival di Sanremo del 2009: “Luca era gay” (ma adesso sta con lei). Ma nella sua vita precedente, quando era gay, Luca è stato attivista gay, ballerino al Plastic di Milano, organizzatore di crociere per omosessuali. Poi si è liberato pubblicando la sua autobiografia (“Ero gay”) dal quale Povia ha tratto ispirazione.

Aggirando i controlli contro gli agenti del nemico (associazioni gay e giornalisti), Matteo Pucciarelli di Repubblica s’è inventato l’identità fittizia di Matteo Sacchetti con la quale, previa domanda e sottoscrizione di 185 euro, si è presentato al convento per vedere un po’ in cosa consista questa specie di comunità di recupero che si ostina a guardare all’omosessualità come a una malattia. Tre “leader” che ti infondono il coraggio di affrontare il male, il Demonio tentatore. Ne è uscito un racconto illuminante.

Cinque giorni di messe, canti, preghiere, invocazioni dello spirito santo, confessioni, meditazioni con la luce spenta e soprattutto slide e lezioni dai titoli tipo “I meccanismi della confusione sessuale”, “Narcisismo e idolatria relazionale” e così via […]  I tre leader, tutti sedicenti ex gay, sono affiancati da un frate francescano (don Enrico, capelli corti e barba da mullah, neanche 40 anni) e da un padre passionista (don Massimo, tonaca nera e una croce dentro al cuore come simbolo, esperto in esorcismo).

Stavolta gli ospiti sono una decina: c’è chi è arrivato da Palermo, chi da Bologna, chi da Milano. Un idraulico, un imprenditore, un avvocato. Una sentinella in piedi, un ex protestante, una ex estremista di destra. Il problema è lo stesso per tutti: quelle pulsioni, quell’istinto, da sradicare in un qualche modo. (Matteo Pucciarelli, La Repubblica).

Dicevamo, “l’omosessualità non esiste”: va solo riconosciuto il problema che te la fa incontrare. Potrebbe essere stata colpa di tua madre che ti ha fatto finire nell’incubatrice appena nato. O tuo padre che non ti ha accettato, considerato o voluto bene al punto che tu, al colmo del dolore e del risentimento hai cercato di sostituire la sua figura con altri uomini. Va bè… Comunque, quello che importa, la domanda da un milione di dollari, a questo punto è una sola: funziona? Cioè, qualcuno è mai riuscito a “smettere” pregando?

La sera i corsisti tornano nelle proprie stanze, in due o tre per ognuna. “So di gente che si è innamorata qui dentro. Di un altro uomo ovviamente”, racconta Daniele (altro nome di fantasia). Viene da pensare che no, non si guarisce dalla malattia che non esiste. L’ultimo giorno ci sarebbe la gran chiusura con tanto di santa messa e di battesimo per “suggellare rinnovo e promesse”. Prima, però, le ultime lezioni: “Ripristinare la mascolinità” e “ripristinare la femminilità”. Ma Matteo Sacchetti non ce l’ha fatta: è scappato prima.  (Matteo Pucciarelli, La Repubblica).

E Repubblica Tv pubblica il video di Pucciarelli che visita la comunità che si trova in provincia di Brescia.