La morte di Maricica: 17 minuti a terra, in mezzo alla folla, senza soccorsi

Pubblicato il 10 Novembre 2010 13:41 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2010 13:50

Maricica Hahaianu

Maricica resta a terra per 17, lunghi, minuti. L’infermiera, è stata appena colpita al volto dal pugno di Alessio Burtone, un passante incontrato poco prima con cui aveva avuto un banale diverbio. Litigano, lei forse lo provoca ma lui reagisce con quel cazzotto. L’infermiera romena cade e lì resta, sotto gli occhi di chi passa, e chi passa dalla stazione della metro Anagnina di Roma, intorno alle 16,30 di un giorno lavorativo, non sono poche persone. Saranno centinaia, una folla che rallenta il passo, magari si ferma a guardare, ma i soccorsi non arrivano.

Per circa un quarto d’ora, il tempo di una pausa caffè, il tempo dell’intervallo tra due tempi di una partita. L’aggressore di Maricica è stato fermato da un agente in borghese. Lei, l’infermiera, è a terra ma non priva di coscienza. Muove una gamba, la faccia, forse parla e chiede aiuto, è cosciente insomma: lo raccontano le immagini della telecamera di sorveglianza. Qualcuno, dopo circa 10 minuti, si avvicina e cerca di alzarla tenendole la schiena. Ma ci vogliono quei 17 minuti prima la barella la porti in ambulanza e da lì in ospedale.

Questi 17 minuti ora serviranno per capire alcune cose: se i soccorsi fossero arrivati prima, Maricica si sarebbe salvata? Questi stessi 17 minuti serviranno anche alla difesa di Burtone: Maricica era ancora vigile e cosciente, l’accusa per il ragazzo potrebbe quindi alleggerirsi, da omicidio preterintenzionale a lesioni gravissime.