Medici tolgono stomaco a donna per errore: lei ridotta a scheletro vivente, loro a processo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Settembre 2019 12:25 | Ultimo aggiornamento: 13 Settembre 2019 12:57
Monza medici processo stomaco sbaglio

Foto archivio ANSA

MILANO – L’accusa è brutta: hanno asportato lo stomaco a una donna per una diagnosi di tumore maligno. Ma il tumore non c’era e da allora la paziente di 53 anni vive una “malattia certamente o probabilmente insanabile”. Per questa operazione eseguita nel 2016 due medici di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, sono finiti a processo per lesioni colpose gravissime. La donna è ormai ridotta a scheletro.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Monza, i due medici sono stati citati in giudizio in qualità rispettivamente di “primo” e “secondo” chirurgo e la prima udienza è fissata al 17 settembre. L’azienda per cui lavorano è stata citata nel dibattimento come responsabile civile dal legale della donna.

L’avvocato Cioppa ha evidenziato “insieme all’inaudita gravità del comportamento negligente ed imperito mantenuto dagli imputati, l’incomprensibile ed inaccettabile indifferenza mostrata sia da questi, sia soprattutto dalla struttura sanitaria in cui questi operavano ed operano, nei confronti delle sorti della paziente e delle immani sofferenze a lei inferte”.

Secondo l’imputazione, la 53enne, che per circa dieci mesi dopo l’intervento di gastrectomia totale del 4 aprile 2016 non riuscì più ad avere una vita normale (“ha perso 30 kg da allora”, spiega il legale). La donna diede il “consenso informato” a quell’asportazione per una “diagnosi di tumore maligno dello stomaco rivelatasi totalmente sbagliata e priva di qualsiasi riscontro”.

I due medici, “componenti l’equipe che ha prescritto, programmato, gestito ed effettuato l’intervento”, tra le altre cose, come scrive il pm, hanno “interpretato in maniera completamente errata la Egds (esofago-gastro-duodenoscopia,ndr) e la Tac addominale del 31 marzo 2016”. E hanno “formulato un’errata diagnosi di carcinoma gastrico” senza “attendere l’esito delle biopsie eseguite”.

Assenza di esiti di cui non hanno informato, sempre secondo l’accusa, la donna. Né le avrebbero spiegato “le ragioni della scelta di eseguire un’asportazione totale rispetto alla possibilità di procedere ad una asportazione parziale dell’organo”. In più, sempre come ricostruito dal pm, nel corso dell’intervento non hanno eseguito biopsie per “acquisire ulteriori elementi di valutazione”. Non hanno nemmeno rispettato le “linee guida in materia che impongono, ove possibile, di privilegiare un’asportazione parziale”.

La donna senza stomaco per i medici ridotta a scheletro vivente.

“Ridotta ormai ad uno scheletro vivente, il 19 aprile (del 2016, ndr) venni dimessa e rimandata a casa”. Così la donna di 53 anni, a cui è stato asportato lo stomaco per una diagnosi di tumore maligno “totalmente sbagliata” per la Procura di Monza, ha raccontato nella denuncia, presentata dall’avvocato Francesco Cioppa e che poi ha fatto scattare il processo a carico di due chirurghi, il “calvario” dal quale è derivato, come ha spiegato lei stessa, “una vera e propria brutale, indegna ed ingiustificabile, sul piano scientifico, mutilazione”.

Nella querela la 53enne, madre di tre figli e che lavora in una ditta di ristorazione, racconta passo passo come si arrivò da un incidente stradale nel quale rimase coinvolta a fine marzo 2016 fino al ricovero all’ospedale di Sesto San Giovanni e all’operazione del 4 aprile in cui le venne tolto lo stomaco. Solo il 27 maggio 2016 da un “nostro consulente” medico “avemmo la conferma” che la diagnosi di tumore allo stomaco era “priva di fondamento scientifico”.

“Giammai – scrive la donna nella denuncia del 30 giugno 2016 – avrei immaginato di ritrovarmi nello stato di assoluto sconforto e di prostrazione fisica e psichica, quale quello in cui verso ora, indottomi dai devastanti ed inumani effetti invalidanti di un macroscopico, inspiegabile, incredibile, errore diagnostico e terapeutico”.

Racconta, poi, quella che definisce una “incredibile odissea”. Iniziata con un incidente stradale, il 25 marzo 2016, che le causò alcune contusioni, un trauma cervicale e sintomi come nausea e vomito. Il 31 marzo venne ricoverata all’ospedale di Sesto dove “fui sottoposta” a vari esami tra cui “una ecografia, e “una esofagogastroduodenoscopia, con biopsia di controllo”. I medici le dissero che era “portatrice di ulcera gastrica in fase di recrudescenza”. Purtroppo, ha spiegato, “non era quella la verità sulle ragioni del mio ricovero”: una dottoressa, infatti, “richiamato mio marito in separata sede, disse a costui che io ero affetta da una grave forma di tumore maligno allo stomaco (…) Ero distrutta. Tumore, quindi, non ulcera gastrica”.

La operarono il 4 aprile. Il 5 maggio fece una visita nello stesso ospedale, dove arrivò come un “cadavere ambulante” e dove le venne detto che gli “esami istologici erano negativi” e che era “risultata afflitta esclusivamente da un’ulcera gastrica”. E ancora prosegue la donna: “Chiedemmo alla dottoressa del perché, in assenza di tumore alcuno, mi era stato comunque asportato lo stomaco, ricevendo da questa una laconica risposta ‘signora, la gastrectomia andava comunque effettuata per le altre patologie che la affliggevano!”. (Fonte ANSA)