A Milano negozi aperti 24 ore. Escluse le zone “movida”: qui si chiude alle 2

Pubblicato il 15 Maggio 2013 22:46 | Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2013 1:13
L'assessore Franco D'Alfonso

L’assessore Franco D’Alfonso

MILANO – Su le serrande a Milano 24 ore al giorno, salvo alcune eccezioni, per negozi e chioschi: è quanto prevedono le ‘Linee di indirizzo per la definizione di una disciplina degli orari per gli esercizi commerciali’, presentate dall’assessore comunale al Commercio, Franco D’Alfonso.

Discorso diverso, infatti, varrà per le zone della ‘movida’, dove la chiusura è fissata per le 2. Il documento, all’esame delle Commissioni consiliari Commercio e Sicurezza prima del suo approdo in Giunta, punta a ”individuare un corretto equilibrio tra le esigenze degli operatori commerciali, dei cittadini fruitori dei servizi e dei cittadini residenti”, è scritto nella relazione, in quanto le liberalizzazioni ”hanno generato in alcuni ambiti urbani comunali delle forti criticità che vedono contrapposti il diritto d’impresa degli esercenti ed il diritto al riposo ed alla vivibilità  del territorio dei residenti”.

Da qui l’esigenza per il Comune di ”programmare nelle aree soggette a particolari problematiche gli orari delle attività commerciali”. Apertura 24 ore su 24 quindi in quasi tutta la città, ma discorso diverso invece per le ‘zone rosse’, ovvero quelle della movida (Sarpi, Arco della Pace, Corso Como, Brera, Porta Venezia, Parco delle Basiliche, Navigli).

Per loro la chiusura è fissata alle 2 (un’ora dopo sui Navigli) e in estate è  vietata la vendita di bevande in vetro e latta dalle 21. Altro caso particolare riguarda sale gioco-sale scommesse e i cosiddetti ‘paninari’ (gli autonegozi). Per le prime si propone di fissare la chiusura alle 2, mentre ai secondi sarà bandito entrare in Area C (quindi in centro città), ma in via sperimentale potranno fermarsi (fino alle 2, così come nel resto del territorio) in nove posteggi della fascia subito adiacente il centro.

L’assessore D’Alfonso – in riferimento alla pronuncia del Tar lombardo che ha accolto la sospensiva per l’ordinanza comunale sul commercio itinerante, le sale giochi e i chioschi – ha quindi chiesto ”una forte condivisione politica” per convincere il Governo ”a rivedere il processo di liberalizzazione degli orari attraverso una riattribuzione specifica di competenze legislative alle Regioni e di conseguenza regolamentari alle amministrazioni comunali”.