Napoli, gang picchiano in strada. Polizia: gente vede e resta muta

di Riccardo Galli
Pubblicato il 1 febbraio 2018 10:57 | Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2018 10:57
Napoli, gang picchiano in strada. Polizia: gente vede e resta muta

Napoli, gang picchiano in strada. Polizia: gente vede e resta muta

ROMA – Napoli, gang picchiano in strada. Picchiano ragazzi, adolescenti che hanno appena smesso di essere bambini. Le gang o bande di ragazzi quasi bambini anche loro picchiano soprattutto per picchiare. Sottraggono quando capita uno smartphone o quel che sia. Ma picchiano e picchiano duro per affermare che lo possono fare, che comandano loro, che possono picchiare chiunque, dovunque e per nessun motivo.

Sono queste le conclusioni cui sono giunti i responsabili della Polizia. Conclusioni che hanno voluto raccontare alla stampa e alla pubblica opinione. Le gang che picchiano-hanno detto-non nascono su base esplicitamente criminale. Si formano e si aggregano sul predominio, sulla violenza, sul picchiare appunto. Primo obiettivo della banda (e ce n’è molte più di una) è comunicare alla città che loro, la banda, sono i padroni.

E la città, Napoli, dà nei fatti loro ragione. La città, Napoli, ci sta. Non è soltanto che Napoli subisca, è che Napoli dà di fatto il suo assenso. Lo dicono con molta amarezza i capi della Polizia di Napoli nel giorno in cui raccontano come si sia arrivati a identificare e fermare i responsabili di uno dei pestaggi, come si sia bloccata una banda di picchiatori di strada.

Dice la Polizia in ufficiale conferenza stampa che la gente a Napoli vede ma resta muta. Le aggressioni, i pestaggi avvengono in stazioni, piazze, strade commerciali. Avvengono davanti a decine, centinaia di persone, normale brava gente che sta lì e vede tutto. Vede pestati a sangue dei ragazzini. E nessuno interviene.

Non solo nessuno interviene, nessuno parla, mai. Nessun testimone, neanche se a essere stati picchiati a sangue sono stati dei ragazzini. La Polizia ha individuato e bloccato una banda solo perché hanno “parlato” le telecamere, non una sola voce umana.

E allora l’ufficiale di Polizia che sta dando il resoconto delle operazioni non può non dire che la gente vede e non parla sulla base di “due alibi”. Primo alibi: la paura. Paura anche di dividere ragazzini che pestano ragazzini? Secondo alibi “la sfiducia” nello Stato, leggi Polizia. Dice l’ufficiale di Polizia anche davanti alle camere dei Tg che sono alibi che non reggono.

Ed ha ragione perché se quando pestano a sangue un ragazzino in strada nessuno delle decine e centinaia che sono lì fa nulla e tutti quelli che hanno visto fanno i muti, non è solo “farsi i fatti propri”, è accettare, starci, obbedire, partecipare alla regola che chi picchia è il padrone.

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