Napoli, niente scuola per bimbo disabile: “Manca ossigeno”

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Settembre 2015 19:45 | Ultimo aggiornamento: 19 Settembre 2015 19:45
Napoli, niente scuola per bimbo disabile: "Manca ossigeno"

Napoli, niente scuola per bimbo disabile: “Manca ossigeno”

NAPOLI – Francesco ha 7 anni, è affetto da epilessia e idrocefalo e frequenta, o almeno dovrebbe, la II elementare presso l’istituto comprensivo Ruggero Bonghi al Rione Ascarelli di Napoli. Da quest’anno, però, non può più andare a scuola, perché mancano gli Oss, operatori socio sanitari, per somministrargli l’ossigeno terapeutico.

Francesco vive nel quartiere di Poggioreale, alla periferia orientale di Napoli. Nella stessa scuola ci sono altri sette bambini disabili ma il suo è il caso più grave, quello per il quale, senza intervento di una figura specializzata, in caso di una sua crisi a scuola, ci sono dei rischi fortissimi.

L’idrocefalia con epilessia e crisi cianotica consequenziale richiedono infatti un soccorso immediato con ossigeno che può essere prestato solo da chi abbia seguito un corso specializzato. Cosa possibile fino all’anno scorso. Ma da quest’anno, in assenza di questo supporto fondamentale, i genitori hanno deciso di rinunciare a mandare il bambino a scuola.

A denunciare il caso è Armando Coppola, presidente della Quarta Municipalità di Napoli, che ha convocato una conferenza di servizi con Asl, dirigente scolastico, servizi sociali e genitori dell’alunno disabile. Coppola sostiene di aver segnalato da tempo il caso al Comune, senza però aver ottenuto alcun tipo di risposta. ”Il bambino – spiega – ha già subito undici interventi chirurgici, ma per il secondo anno consecutivo la Napoli sociale, partecipata del Comune, non ha operatori specializzati da inviare a scuola per il piccolo Francesco, che è costretto a rimanere a casa a tutela della sua salute”.

In pratica Francesco avrebbe bisogno della presenza fissa in classe di un operatore socio sanitario per la somministrazione dell’ossigeno terapeutico. Ma l’azienda partecipata del Comune non ha provveduto a nominare queste figure specializzate. “Compete a sua volta agli assessorati alle Politiche sociali e all’Istruzione – spiega ancora Coppola – ma basterebbe che Napoli sociale trasformasse un operatore socio assistenziale in uno socio sanitario per risolvere il problema, senza che questo incida sul trattamento economico. Perché quel compito non può essere assolto da un docente né da un bidello. In tal modo si metterebbe a regime un sistema e si garantirebbe il diritto allo studio e alla salute a un bambino di 7 anni che, senza ossigeno, rischierebbe la morte”.