Nidi e centri estivi: le condizioni impossibili per riaprire

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Maggio 2020 12:31 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2020 12:31
Nidi e centri estivi: le condizioni impossibili per riaprire

Nidi, asili e centri estivi, la difficile riapertura (Ansa)

ROMA – Da oggi il Comitato scientifico (Cts) che accompagna l’azione del Governo sta esaminando tute le proposte sulle regole d’ingaggio per consentire la riapertura – parziale, condizionata – di asili, nidi e centri estivi.

Triage, termoscanner, sistema a “isole”

“Triage” esterni all’ingresso degli edifici (un po’ come funziona lo smistamento iniziale nei Pronto soccorso).

Misurazione della febbre preventiva e verifica condizioni generali di salute.

Lavaggi di mani obbligatori e frequenti, un sistema a “isole” per formare gruppetti di tre, al massimo 7 bambini seguiti da un singolo operatore.

A grandi linee sono queste le disposizioni operative elaborate di concerto tra ministeri, Comuni, pediatri per consentire un’estate sostenibile per le famiglie con genitori lavoratori e figli fino a 6 anni.

La priorità d’accesso è assicurata alle famiglie monoparentali, a chi non può svolgere il suo lavoro in smart-working, ai figli con disabilità.

Proviamo a seguire un bambino che si avvia all’asilo 

Intanto il giorno prima mamma o papà avranno già provveduto a ritirare il certificato medico per grandi e piccoli: il bambino sta bene, magari un’ultima occhiata al termometro per entrambi, perché non si sa mai.

La mattina il bimbo sarà accompagnato dal padre o dalla madre (sempre lo stesso di uno dei due, molto meglio), nonno e nonna per questa fase meglio farli stare a casa o comunque lontano dai nipoti.

Mamma o papà dovranno rispettare una puntualità rigidissima: gli ingressi saranno scaglionati per evitare assembramenti, ogni 5/10 minuti entra un minuscolo drappello.

All’ingresso, primo scoglio: in guanti e mascherina un operatore gli misurerà la febbre con il termoscanner, sopra 37 e mezzo di temperatura, torna subito a casa (nel frattempo si sarà lavato le mani alla fontanella nuova). 

Una volta dentro (e sperando che non piova così i bambini potranno giocare all’aria aperta e non restare in spazi chiusi più favorevoli al contagio) la maestra o l’educatore, sempre mascherati, si prenderanno cura del bambino.

Fino a 3 anni il piccolo giocherà e interagirà con solo due suoi “colleghi” e un solo operatore (fino a 5 anni un adulto ogni 5 bambini, fino a 7 uno ogni 7). 

Condizioni incompatibili con una ripresa soddisfacente

Niente giocattoli da fuori, niente merende da casa, nessun contatto con i bambini degli altri gruppetti.

Quanto alle mascherine – sì o no, obbligatorie o no e se sì fino a che età – il Comitato scientifico ancora non ha deciso.

Un piano irrealistico, condizioni impossibili? 

Ognuno può farsene un’idea, di certo i bambini a qualcuno bisogna pur affidarli. 

Che i bambini giochino fra di loro, si tocchino o interagiscano fuori e a dispetto di regole per loro incomprensibili, è da mettere in conto.

Che il numero di operatori e maestri (“giovani e in buona salute” stabilisce il piano) che serve ci sarà è tutto da dimostrare. 

Le condizioni poste al momento sembrano incompatibili con una riapertura equilibrata e soddisfacente delle attività pedagogiche.

Ma da qualche parte toccherà pure cominciare. (fonte La Repubblica)