Palermo: arrestati 3 boss del clan di Resuttana. Decisive le rivelazioni del pentito Pasta

Pubblicato il 9 aprile 2010 9:58 | Ultimo aggiornamento: 9 aprile 2010 9:58

A Palermo sono stati arrestati 3 boss mafiosi del clan di Resuttana. I tre sono Andrea Quatrosi, 52 anni, ritenuto il capo mandamento di Resuttana, Carlo Giannusa, 41 anni e Mario Napoli, 45 anni. Questi ultimi due avrebbero curato la gestione delle estorsioni per conto della cosca.

All’indagine, che ha “decapitato” la cosca, hanno dato un contributo importante le rivelazioni di Manuel Pasta, il nuovo pentito che, per conto dei boss, gestiva il racket delle estorsioni. Il fermo è stato ritenuto necessario per evitare che fossero commessi gravi delitti.

Pasta ha infatti raccontato agli investigatori che Andrea Quatrosi, capo mandamento di Resuttana, e i suoi uomini stavano progettando due delitti: quello di Michele Pillitteri, un commerciante che faceva estorsioni senza l’autorizzazione della mafia, e quello di Gioacchino Intravaglia.

Pillitteri che chiedeva il pizzo “usando il metodo mafioso”, come ha raccontato Pasta, ha subito anche un attentato incendiario da parte del clan.  Carlo Giannusa e Mario Napoli, si erano già procurati gli scooter che il commando avrebbe dovuto usare per l’omicidio e avevano pedinato la vittima. Ma, ha spiegato Pasta, “Pillitteri venne risparmiato perché quando tutto era pronto per l’agguato aveva un bambino in braccio”.

Dall’inchiesta è emerso, inoltre, che i mafiosi avevano deciso di spostare a maggio e settembre le tradizionali date di riscossione fissate in Natale e Pasqua per cercare di sviare gli investigatori. Tra i commercianti taglieggiati di cui parla il pentito pescherie, bar, ma anche noti negozi di via Libertà, il salotto buono di Palermo.

Come “Pollini” che versava 500 euro al mese. Nel mirino della mafia anche il titolare della rivendita Timberland, che ha anche altri due negozi di abbigliamento molto noti nel centro di Palermo, che dava 7000 euro l’anno in due tranches. In questo caso a fungere da intermediario tra la vittima e i clan erano altri commercianti. Pasta aveva scritto sui suoi appunti: “Paga tramite Diego o Cesare Ciull i titolari del negozio Hessian”.Nel libro mastro c’era anche l’hotel Politeama, che versava alla cosca 6000 euro l’anno.

Affiliato secondo il rito mafioso solo di recente, Quatrosi, per anni, si é occupato della latitanza dei Lo Piccolo. Secondo Pasta Quatrosi “si vantava di avere insegnato a Salvatore Lo Piccolo a nuotare”.

Per conto dei padrini di San Lorenzo, mandamento confinante con quello di Resuttana, nascondeva le armi: kalashnikov, mitragliette, fucili a pompa. I collaboratori di giustizia raccontano che era solito tenere una P38 nascosta dietro al battiscopa della camera dal letto. Parte dell’arsenale del clan l’aveva affidato a una coppia di insospettabili di Cinisi, paese del palermitano.

La cerimonia in cui è diventato formalmente un uomo d’onore l’ha “officiata” Giuseppe Liga, l’architetto succeduto a Lo Piccolo alla guida di San Lorenzo. E’ lui a consigliargli di smetterla con i traffici di droga perché non è attività da capomafia e a invitarlo ad affidare il business ad altri, continuando, però, a intascarne i guadagni.

Il pentito Pasta, insieme ad altri collaboratori di giustizia come Maurizio Spataro e Francesco Briguglio, racconta che Quatrosi ha preso il posto di Bartolo Genova, estromesso da Cosa nostra perché colpevole di avere organizzato un incontro, senza avvertire nessuno, con l’allora latitante Gianni Nicchi.