Papa Francesco: “Mi dicono comunista ma l’amore per i poveri è nel Vangelo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Ottobre 2014 16:34 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2014 16:34
Papa Francesco: "Mi dicono comunista ma l'amore per i poveri è nel Vangelo"

Papa Francesco: “Mi dicono comunista ma l’amore per i poveri è nel Vangelo”

ROMA – “Mi dicono comunista, ma l’amore per i poveri è scritto nel Vangelo”. Papa Francesco cerca di scrollarsi di dosso un’etichetta, a suo dire, “strana”, per non dire paradossale. Bergoglio ne ha parlato all’incontro con i Movimenti popolari, gruppi spontanei come quello dei “Cartoneros” di Buenos Aires, ai quali da cardinale è stato spesso vicino.

Un incontro che, sottolinea il Papa, non risponde a “nessuna ideologia”, ma vuole piuttosto essere

 “un segno, è un grande segno: viene messa alla presenza di Dio, della Chiesa, della gente una realtà spesso messa a tacere. I poveri non si accontentano di promesse illusorie, scuse o alibi. E neanche possono aspettare a braccia incrociate l’aiuto delle Ong, di piani assistenziali o soluzioni che non arrivano o se arrivano,  lo fanno in un modo pericoloso, per anestetizzare o addomesticare”.

“I poveri non aspettano – ha detto il Papa – e vogliono essere protagonisti, si organizzano, studiano, lavorano, protestano e, soprattutto praticano quella solidarietà tanto speciale che esiste tra coloro che soffrono, tra poveri, e che la nostra civiltà sembra aver dimenticato, o per lo meno è desiderosa di dimenticare”.

Per papa Francesco,

“non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento

Nè tantomeno si possono tenere a bada i poveri trasformandoli in

“creature addomesticate e innocue. Che tristezza quando dietro presunti atti altruistici si riduce l’altro alla passività, si negano, o peggio, si nascondono le ambizioni personali. Gesù avrebbe detto: ipocriti. Che bello invece quando vediamo popoli in movimento, soprattutto i suoi membri più poveri e più giovani. Solo in questo modo si può sentire il vento della promessa che alimenta la speranza di un mondo migliore”.

Per il Papa questo vento deve trasformarsi in una “tempesta di speranza: questo è il mio desiderio”. E poi, senza il timore di apparire un comunista, invita i movimenti popolari a proseguire la loro lotta:

“Diciamo insieme con il cuore: nessuna famiglia senza tetto, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità del lavoro!

“Non esiste – ha sottolineato il Papa – una povertà materiale peggiore di quella che non permette di guadagnarsi il pane e priva della dignità del lavoro”. Francesco ha citato in particolare il caso dei giovani disoccupati e ha sottolineato che tale situazione non è inevitabile, ma è il risultato “di un’opzione sociale, di un sistema economico che pone i benefici prima dell’uomo”, di una cultura che scarta l’essere umano come “un bene di consumo”.

Parlando a braccio, il Pontefice ha ripreso la Evangelii Gaudium per denunciare ancora una volta che a essere scartati sono bambini e anziani. E ora, ha detto ancora, c’è lo scarto dei giovani con milioni di disoccupati. Una disoccupazione giovanile, ha constatato, che in alcuni Paesi supera perfino il 50%.

Tutti, ha così ribadito, hanno diritto a “una remunerazione degna e alla sicurezza sociale”. Qui, ha detto, ci sono ‘cartoneros’, venditori ambulanti, minatori, ‘campesinos’ a cui sono impediti i diritti del lavoro, “a cui si nega la possibilità di sindacalizzarsi”. “Oggi – ha affermato – desidero unire la mia voce alla vostra e accompagnarvi nella vostra lotta”.