Pillola, moschee e coppie di fatto. Per questo Papa Luciani durò così poco?

Pubblicato il 20 Aprile 2012 12:28 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2012 12:28

Papa Giovanni Paolo I

ROMA – “La natura vuole che noi siamo più pesanti dell’aria: ciononostante facciamo bene a viaggiare in aereo”. Rispondeva così Papa Albino Luciani a chi gli faceva notare che anche solo ipotizzare il ricorso alla pillola anticoncezionale fosse  “contro natura”.  Ai confini della dottrina, però, Giovanni Paolo I opponeva il diritto di volare, osare anche su terreni che oggi, a distanza di 34 anni dai 33 giorni del suo pontificato, per la Chiesa cattolica sono ancora tabù.

Luciani in quel mese da Papa ha avuto tempo di pentirsi di aver accettato l’incarico e di aver provocato, tutto nel privato delle stanze del Vaticano, su temi che spaziano dalla pillola alle moschee passando persino per le coppie di fatto, che per lui erano il “male minore”. Tempo, modo e forse anche coraggio per portare tutto questo in pubblico non c’è stato. Anzi, Giovanni Paolo I è finito per passare alla storia come “conservatore”.

Ora a mettere lo stereotipo in discussione ci pensa un libro, “Giovanni Paolo I”, biografia di Papa Luciani scritta da Marco Roncalli. Libro corredato da documenti del tempo che di Luciani danno un’immagine completamente diversa.

Esempi? Nel 1969 un giovane Albino Luciani raccoglie alcune sue riflessioni sotto il titolo “pensieri di famiglia”. Pensieri che la Chiesa, oltre 40 anni dopo, è lontana dallo sposare. Riporta La Stampa: “Ci sono, innegabili, le situazioni patologiche della famiglia, i casi dolorosi. A rimedio, alcuni propongono il divorzio, che, viceversa, aggraverebbe i mali. Ma qualche rimedio, fuori del divorzio, non si può proprio trovare? Tutelata una volta la famiglia legittima e fatto ad essa un posto d’onore, non sarà possibile riconoscere con tutte le cautele del caso qualche “effetto civile” alle “unioni di fatto”?”. Per capire bisogna contestualizzare: la legge sul divorzio ancora non c’è e Luciani pensa che le “unioni di fatto” siano un male minore. Difficile estendere il suo pensiero alla realtà di oggi, ma l’apertura resta emblematica di una visione almeno pragmatica, aperta ai problemi reali delle persone.

Cinque anni prima Luciani riflette sulle moschee. Ancora una volta serve il contesto: è il 1946, gli islamici sono pochi e poco conosciuti. Non esiste la Lega Nord, il terrorismo, non c’è nessuna battaglia politica sulle moschee. Quello del giovane religioso è un pensiero sulla libertà di culto: “I non cattolici hanno il diritto di professare la loro religione, e io ho il dovere di rispettare il loro diritto: io privato, io prete, io vescovo, io Stato». «Qualche vescovo – riporta ancora la Stampa citando Luciani – si è spaventato … Ci sono quattromila musulmani a Roma: hanno diritto di costruirsi una moschea. Non c’è niente da dire: bisogna lasciarli fare. Se volete che i vostri figli non si facciano buddisti o non diventino musulmani dovete fare meglio il catechismo, fare in modo che siano veramente convinti della loro religione cattolica”.

Quindi la pillola anticoncezionale. Anche qui Luciani ha una posizione eterodossa: “Se usata in modo retto (…) ” ovvero per “mettere al mondo il numero dei figli che si possono convenientemente mantenere ed educare” per il religioso si poteva fare. Non esattamente argomenti da conservatore. Argomenti piuttosto da uno che voleva “volare” nonostante la natura. Argomenti che un pontificato di soli 33 giorni non gli hanno fatto approfondire. Ma è anche per questi argomenti che Papa Luciani è durato così poco?